9 settembre. Festa Democratica di Milano- Carroponte. La domanda è la solita e la risposta sempre più forte e prorompente: “Io non mi ritiro, forse al Corriere della Sera non piace la Sinistra”. A chi poi chiede il perchè della rottura con Renzi, Civati risponde altrettanto chiaramente: “Io avevo in mento un progetto meno liberistico”. Civati ha un altro obiettivo: “ricostruire il centro-sinistra e vincere dicendo qualcosa, non vincere e basta”. Improvvisamente un blackout. La luce ritorna sul palco. Ad illuminare è anche una bella dichiarazione circa l’organizzazione interna del partito: “Basta con le Fondazioni. Ho parlato con Barca di un’unica fondazione, una fondazione di tutto il PD, un luogo separato dalla Segreteria che progetti il nostro futuro”. La discontinuità rispetto all’attuale gruppo dirigente è chiara: “Un giorno mi piacerebbe dire: non abbiamo una banca”. Sottolinea la certezza di non avere nessuno dei 101 al suo seguito. Insomma il piatto dell’alternativa è servito. Via verso un altro pezzo d’Italia.

Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare
Quello che l’Italia chiede, e che noi dobbiamo saper ascoltare, è un confronto serio sui contenuti, che coinvolga tutte le forze che vogliono costruire un’alternativa al governo Meloni. Un confronto che abbia al centro la Costituzione, che ancora una volta si è rivelata la bussola intorno a cui il Paese sa ritrovarsi. Perché la Costituzione non è solo il testo che abbiamo difeso al referendum, è l’orizzonte di un Paese più giusto che non abbiamo ancora costruito.









