Mentre Meloni celebra Borsellino, il suo governo indebolisce gli strumenti contro le mafie

Ricordare Paolo Borsellino significa anche questo: chiedersi se le proprie decisioni rafforzano o indeboliscono chi ogni giorno cerca la verità.

Non sono anco­ra le nove del mat­ti­no e Gior­gia Melo­ni ha già con­se­gna­to ai social il suo mes­sag­gio per Pao­lo Bor­sel­li­no e per la stra­ge di via D’Amelio.

Paro­le solen­ni. Il richia­mo alla lega­li­tà. L’omaggio alla memo­ria.

Ma la memo­ria, quel­la vera, non si misu­ra dal nume­ro di post pub­bli­ca­ti nei gior­ni del­le ricor­ren­ze. Si misu­ra dal­le scel­te fat­te quan­do non ci sono ceri­mo­nie, quan­do si vota­no le leg­gi.

Per­ché men­tre il #gover­no cele­bra i sim­bo­li del­la lot­ta alla #mafia, appro­va prov­ve­di­men­ti che inci­do­no sugli stru­men­ti con cui lo #Sta­to può inda­ga­re, accer­ta­re respon­sa­bi­li­tà e col­pi­re il malaf­fa­re.

L’abolizione del rea­to di abu­so d’ufficio e le nor­me che han­no ridot­to l’utilizzo e la dif­fu­sio­ne del­le inter­cet­ta­zio­ni non sono det­ta­gli tec­ni­ci: sono scel­te poli­ti­che. Scel­te che restrin­go­no gli stru­men­ti a dispo­si­zio­ne di chi inda­ga e ren­do­no più dif­fi­ci­le fare luce sui rap­por­ti tra pote­re, cor­ru­zio­ne e cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta.

Ricor­da­re #Pao­lo­Bor­sel­li­no signi­fi­ca anche que­sto: chie­der­si se le pro­prie deci­sio­ni raf­for­za­no o inde­bo­li­sco­no chi ogni gior­no cer­ca la veri­tà.

Se il ricor­do di Pao­lo Bor­sel­li­no non vuo­le ridur­si a una litur­gia, allo­ra ser­vo­no gesti con­se­guen­ti. Ad esem­pio, smet­te­re di con­si­de­ra­re le richie­ste del­la magi­stra­tu­ra come un pro­ble­ma poli­ti­co quan­do riguar­da­no espo­nen­ti del­la pro­pria mag­gio­ran­za e lascia­re che la giu­sti­zia fac­cia il suo cor­so, sen­za tra­sfor­ma­re le pre­ro­ga­ti­ve par­la­men­ta­ri in uno scu­do.

C’è poi una doman­da che aspet­ta anco­ra rispo­ste.

Che cosa pen­sa Gior­gia Melo­ni dell’agenda ros­sa di Pao­lo Bor­sel­li­no? Di quel qua­der­no che il magi­stra­to por­ta­va con sé negli ulti­mi gior­ni del­la sua vita e che scom­par­ve pochi minu­ti dopo la stra­ge di via D’Amelio, sen­za esse­re mai sta­to ritro­va­to?

La memo­ria di Bor­sel­li­no non è una ceri­mo­nia da cele­bra­re una vol­ta all’anno. È una respon­sa­bi­li­tà quo­ti­dia­na.

Signi­fi­ca difen­de­re l’autonomia del­la magi­stra­tu­ra. Difen­de­re gli stru­men­ti di inda­gi­ne. Pre­ten­de­re veri­tà. Anche quan­do quel­la veri­tà può distur­ba­re il pote­re.

Le mafie non han­no pau­ra del­le com­me­mo­ra­zio­ni, dei post su Face­book e del­le sfi­la­te a Paler­mo due vol­te l’an­no.

Han­no pau­ra di uno Sta­to che inda­ga, che non arre­tra e che sostie­ne e sup­por­ta le inda­gi­ni.

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