La Costituzione del 35%

La riforma costituzionale è di minoranza: parola di Premier.
Si tratta di una vera notizia (nel senso proprio del termine): il Presidente del Consiglio dei ministri, intervistato da Radio Popolare, ha affermato con grande chiarezza che la revisione costituzionale da lui fortemente voluta e sottoposta a referendum popolare il prossimo 4 dicembre è stata voluta da partiti – e da un governo – che rappresentano una minoranza. In particolare quando l’intervistatore chiede:
         Ecco, ma il fatto che il NO sia in vantaggio – mi scusi, io un po’ insisto su questo – perché… perché è contrapposizione nei suoi confronti, perché vogliono mandare a casa Matteo Renzi o perché effettivamente  – diciamo – non convince molto questa sua riforma
Il Premier risponde:
         … Se noi ragioniamo dal punto di vista del sondaggio, facendo due conti, con l’aritmetica al nostro fianco, diciamo che i partiti che appoggiano la riforma [e anche il governo, n.d.r.], con alcune defezioni al proprio interno (voi sapete che per esempio il Pd non può giovarsi del sostegno di Massimo D’Alema…), ma i partiti che appoggiano la riforma nei sondaggi oggi stanno – comprese le defezioni di quelli che voteranno No  – intorno al 35% e gli altri al 65% quindi se si parte da 50 e 50, come dicono i sondaggi, vuol dire che abbiamo già recuperato molto…»

Ascoltare per credere: lo ha detto lo stesso leader della maggioranza e Presidente del Consiglio che la maggioranza che ha approvato la riforma costituzionale, che è la stessa che appoggia il governo (solo un po’ più ridotta dalle “defezioni” che non stanno tutte fuori dal Parlamento, come D’Alema), è al 35%. E lui dice che questo è “nei sondaggi”, ma in base alle elezioni del 2013, in fondo, non è molto diverso.
La Costituzione, quindi, è stata cambiata da chi rappresenterebbe il 35% degli elettori, mentre è stata scritta da chi ne rappresentava quasi l’88%.
Forse questo Governo non ha ben compreso che quando si dice che le Costituzioni non si cambiano a colpi di maggioranza, non si intende dire che a modificarle deve essere una (anche piuttosto esigua) minoranza.

Al contrario, servirebbe un largo coinvolgimento. Realizzato nelle sedi istituzionali e non in chiuse stanze di partito, per giunta. Tutto il contrario di quanto è accaduto e che adesso sembra addirittura rivendicato o comunque affermato con assoluta tranquillità.

Giuseppe Civati e Andrea Pertici

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