Diritto di asilo in Europa: la politica della vergogna

Avanza tra le istituzioni europee una proposta per discriminare (ancora di più) i richiedenti asilo sulla base della nazionalità. Buoni e cattivi. All'Italia il compito di deportare i cattivi.

Aiu­ta­te­mi a capi­re, per­ché spe­ro di esser­mi sba­glia­to. Di non aver capi­to io, di esser­mi per­so qual­che pez­zo, per­ché così è trop­po. Per rica­pi­to­la­re: l’U­nio­ne euro­pea ha adot­ta­to due stra­te­gie per la gestio­ne dei migran­ti e, in par­ti­co­la­re, dei richie­den­ti asi­lo e bene­fi­cia­ri di pro­te­zio­ne inter­na­zio­na­le.

La pri­ma si chia­ma “ricol­lo­ca­men­to” e pre­ve­de la distri­bu­zio­ne di 160mila richie­den­ti asi­lo e bene­fi­cia­ri di pro­te­zio­ne da Ita­lia, Gre­cia e Unghe­ria (i pae­si più espo­sti) ver­so gli altri pae­si del­l’U­nio­ne euro­pea. Una stra­te­gia di buon sen­so, ma che al momen­to sta fal­len­do mise­ra­men­te, dato che i ricol­lo­ca­ti sono sta­ti cir­ca 4mila.

La secon­da stra­te­gia (“rein­se­dia­men­to”) con­si­ste in un accor­do con la Tur­chia, che pre­ve­de il respin­gi­men­to dei migran­ti che arri­va­no sul­le coste gre­che ver­so la Tur­chia. In cam­bio (già: in cam­bio), la Tur­chia spe­di­rà in Gre­cia un siria­no, in un rap­por­to uno a uno. Un respin­to per un siria­no.

E’ noti­zia di que­ste ore che set­ti­ma­na pros­si­ma il Par­la­men­to euro­peo sarà chia­ma­to a espri­mer­si su una pro­po­sta (la deci­sio­ne ver­rà pre­sa in ulti­ma istan­za dal Con­si­glio) che chie­de di desti­na­re 54mila posti dal­la stra­te­gia del ricol­lo­ca­men­to alla stra­te­gia pre­vi­sta dal­l’ac­cor­do UE-Tur­chia.

Di con­se­guen­za, se tale pro­po­sta ver­rà appro­va­ta, si pas­se­rà da 160mila posti desti­na­ti al ricol­lo­ca­men­to a 106mila posti, con buo­na pace dei pae­si bene­fi­cia­ri, tra cui l’I­ta­lia. E ci sarà un altro effet­to, non secon­da­rio: gli altri pae­si euro­pei vedran­no un mas­sic­cio afflus­so di siria­ni, men­tre i suda­ne­si, per fare un esem­pio e por­tan­do alle estre­me con­se­guen­ze il ragio­na­men­to, reste­ran­no in Ita­lia. Insom­ma, è come se si stes­se facen­do una sele­zio­ne tra “rifu­gia­ti buo­ni e rifu­gia­ti cat­ti­vi” (cosa che par­zial­men­te già avvie­ne, dato che non tut­te le nazio­na­li­tà pos­so­no acce­de­re al ricol­lo­ca­men­to), con un ancor più maca­bro risvol­to: i rifu­gia­ti “cat­ti­vi” — come i suda­ne­si, appun­to — sono sta­ti inte­res­sa­ti da respin­gi­men­ti col­let­ti­vi ope­ra­ti esat­ta­men­te dal nostro Pae­se. A noi, per­ciò, il com­pi­to di rispe­dir­li indie­tro, ché in Sudan si sta tan­to bene (come no). Un fat­to gra­vis­si­mo, che vio­la i dirit­ti uma­ni, ma che è orga­ni­co alla stra­te­gia del gover­no se è vero, come è vero, che Alfa­no ha dife­so con con­vin­zio­ne la depor­ta­zio­ne dicen­do, in sostan­za: è tut­to lega­le per­ché esi­ste un accor­do tra poli­zia ita­lia­na e poli­zia suda­ne­se. Ma dove ha stu­dia­to Alfa­no? Chi gli ha inse­gna­to che un accor­do bila­te­ra­le può fre­gar­se­ne dei dirit­ti uma­ni? Chi, di gra­zia? E con qua­le corag­gio que­sto gover­no par­la di dirit­ti nel momen­to in cui rim­pa­tria per­so­ne ver­so luo­ghi nei qua­li la pro­pria sicu­rez­za è estre­ma­men­te minac­cia­ta?

Anda­te a ria­scol­tar­li ora i gran­di pro­cla­mi del nostro gover­no in tema di migra­zio­ni e asi­lo. Anda­te a ripren­de­re ora la reto­ri­ca del “Migra­tion com­pact”, dell’ ”aiu­tia­mo­li a casa loro”, del “stia­mo facen­do cam­bia­re ver­so all’Eu­ro­pa”. Anda­te­ci ora, o quan­do un muro su ter­ri­to­rio fran­ce­se divi­de­rà Pari­gi e Lon­dra, e sco­pri­re­te il com­pact del­la ver­go­gna.

AIUTACI a scrivere altri articoli come quello che hai appena letto con una donazione e con il 2x1000 nella dichiarazione dei redditi aggiungendo il codice S36 nell'apposito riquadro dedicato ai partiti politici.

Se ancora non la ricevi, puoi registrarti alla nostra newsletter.
Partecipa anche tu!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare

Quel­lo che l’I­ta­lia chie­de, e che noi dob­bia­mo saper ascol­ta­re, è un con­fron­to serio sui con­te­nu­ti, che coin­vol­ga tut­te le for­ze che voglio­no costrui­re un’al­ter­na­ti­va al gover­no Melo­ni. Un con­fron­to che abbia al cen­tro la Costi­tu­zio­ne, che anco­ra una vol­ta si è rive­la­ta la bus­so­la intor­no a cui il Pae­se sa ritro­var­si. Per­ché la Costi­tu­zio­ne non è solo il testo che abbia­mo dife­so al refe­ren­dum, è l’o­riz­zon­te di un Pae­se più giu­sto che non abbia­mo anco­ra costrui­to.

Congresso 2024: regolamento congressuale

Il con­gres­so 2024 di Pos­si­bi­le si apre oggi 5 apri­le: dif­fon­dia­mo in alle­ga­to il rego­la­men­to con­gres­sua­le ela­bo­ra­to dal Comi­ta­to Orga­niz­za­ti­vo.

Il salario. Minimo, indispensabile. Una proposta di legge possibile.

Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popo­la­re.

500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di ita­lia­ni.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

La can­na­bis riguar­da 5 milio­ni di con­su­ma­to­ri, secon­do alcu­ni addi­rit­tu­ra 6, mol­ti dei qua­li sono con­su­ma­to­ri di lun­go cor­so che ne fan­no un uso mol­to con­sa­pe­vo­le, non peri­co­lo­so per la socie­tà.
Pre­pa­ra­te lo SPID! Sarà una cam­pa­gna bre­vis­si­ma, dif­fi­ci­le, per cui ser­vi­rà tut­to il vostro aiu­to. Ma si può fare. Ed è giu­sto pro­var­ci.

Corridoi umanitari per chi fugge dall’Afghanistan, senza perdere tempo o fare propaganda

La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne pos­si­bi­li.

12 giugno: il mondo della cultura sciopera. Ed è nostro dovere essere al loro fianco

A qua­si 50 anni dall’ultima vol­ta, il mon­do del­la cul­tu­ra scio­pe­ra e scen­de in piaz­za doma­ni, 12 giu­gno. È, a suo modo, un risul­ta­to sto­ri­co pro­prio per le carat­te­ri­sti­che strut­tu­ra­li del lavo­ro in que­sto set­to­re: Resti­tui­re digni­tà alle lavo­ra­tri­ci e ai lavo­ra­to­ri del set­to­re signi­fi­ca anche rico­no­sce­re la fun­zio­ne civi­le e socia­le che il mon­do del­la cul­tu­ra rico­pre all’interno del­la socie­tà.

Il sindaco di Pistoia Capecchi festeggia la vittoria

Pistoia: dopo la vittoria, chi governa il cambiamento?

La vicen­da pisto­ie­se sol­le­va una que­stio­ne che riguar­da tut­te le coa­li­zio­ni pro­gres­si­ste: come coniu­ga­re rap­pre­sen­tan­za dei par­ti­ti, par­te­ci­pa­zio­ne civi­ca e auto­no­mia di gover­no.

Druetti (Possibile): ottimo segnale il successo della raccolta firme “unpercentoequo”

Cosa fare con que­sti sol­di? Casa, lavo­ro, salu­te ed ener­gia, per ini­zia­re, e poi soste­gno al red­di­to, istru­zio­ne, ricer­ca, ridu­zio­ne del cari­co fisca­le. In una paro­la: ridi­stri­bu­zio­ne. La stra­da non è anco­ra fini­ta, ma il suc­ces­so del­la rac­col­ta fir­me è un otti­mo segna­le. Ora, ci vuo­le la volon­tà poli­ti­ca di por­ta­re avan­ti la pro­po­sta.