Abbiamo tutte aperto parlando della guerra.
Nel 2018 il Ministro dell’Interno Matteo Salvini faceva un elenco di paesi di provenienza dei migranti naufragati nel Mediterraneo e saliti a bordo della nave Diciotti. E concludeva con una domanda: “In quali di questi paesi c’è la guerra?”. Lui pensava di aver fatto una grande uscita a effetto, ma la verità era che in molti di quei paesi la guerra c’era.
E l’altra verità è che anche nei paesi che non sono coinvolti in un conflitto c’è una guerra. Alle donne, alle ragazze, alle bambine. Ai loro diritti, alla loro sicurezza, alla loro stessa esistenza. Inizia anche prima della guerra e diventa un abisso di atrocità quando la guerra arriva.
Abbiamo visto la foto terribile delle fosse scavate per le 168 bambine uccise sotto le bombe nella scuola in Iran.
Questo è quello che succede quando la presidente del Parlamento europeo dice che del diritto internazionale non bisogna abusarne, sulla scia (incredibile, detta la linea) di Tajani che qualche settimana fa ha detto che il diritto internazionale vale fino a un certo punto.
Questo è quello che succede quando il sistema in cui ci troviamo è un sistema patriarcale, che esiste per opprimere, sfruttare, consumare. Le fonti, il pianeta, i corpi. Soprattutto i corpi femminili, i corpi non conformi, i corpi non rispondenti alla normatività. Perché la misura di tutto, lo standard, è il maschile, e non un maschile qualsiasi, un maschile che il sistema patriarcale lo alimenta e lo implementa. Lo protegge, spesso, con le unghie e con i denti, perché di quel sistema beneficia.
Quello che deve essere chiaro è che questi benefici non sono a costo zero. Nemmeno per gli oppressori. Perché un pianeta che brucia brucia prima per le persone più vulnerabili, ma a meno di trasferirsi davvero su Marte, nel futuro distopico che il sistema patriarcale ci sta preparando non c’è posto per nessuno, per quanto ricco e rapace possa essere.
Per questo abbiamo bisogno di un futuro come quello di cui stiamo ragionando qui oggi. La lente del transfemminismo che immagina un sistema diverso e lo porta avanti attraverso una battaglia politica e culturale non è un modo, è il modo. Non è un vezzo, è una necessità, anche per chi ancora non è pronto a riconoscerlo. E purtroppo non basta che ci siano più donne nei posti chiave, anche se è sicuramente importante, per ragioni che conosciamo tutte di rappresentanza e di visibilità e di soffitto di cristallo e di opportunità. Abbiamo bisogno di donne femministe, e degli uomini femministi che condividono questa battaglia con noi, per tutte e tutti. Vedo tante di queste persone in sala, persone con cui stiamo lavorando sui territori a tutti i livelli, comunali, regionali, perché anche i cambiamenti di sistema hanno bisogno dei territori. Per migliorare le condizioni delle persone, e per creare soluzioni per un’alternativa solida, credibile, transfemminista a questa destra che possiamo senza timidezze chiamare estrema. Momenti come questo, e condividerli in questo modo, ci aiutano a mettere insieme queste forze e a renderle organizzazione e progettualità per questo futuro che stiamo costruendo, che dobbiamo costruire. Come hanno ricordato Roberta Mori e Vittoria Baldino prima, è importante che condividiamo e connotiamo in chiave transfemminista le politiche a cui i nostri partiti stanno lavorando. E tutte le politiche, non ci serve un capitoletto di programma sulla questione di genere, ma un’ottica transfemminista su tutte le politiche e anche sulle pratiche.
Tutte noi abbiamo dovuto soffrire l’appassionante dibattito sul fatto se l’avvento di Giorgia Meloni fosse o meno una vittoria per il femminismo, lo ha ricordato anche Vittoria Baldino prima. Ecco, chi lo sostiene non ha capito cosa sia il femminismo. Perché Meloni, sono una donna, sono una madre, sono cristiana, che va in giro con lo slogan dio patria e famiglia, non ha niente di femminista. Non può essere femminista chi pensa che la natalità si incentivi rendendo l’aborto impossibile, finanziando i cosiddetti pro vita, bocciando il congedo parentale egualitario, il salario minimo, cancellando il consenso dalla legge sullo stupro, straparlando dell’inesistente “teoria gender”, chiudendo le porte all’educazione sessuoaffettiva, facendo la guerra agli spazi sociali, al dissenso, alle associazioni femministe, alle persone lgbtiq+ e, con una violenza oscena, ai nostri fratelli e alle nostre sorelle trans, oggetto di un attacco frontale dall’Italia agli USA di Trump, che ne ha fatto una vera e propria missione, e in troppi luoghi. Perché questo è il contrario del femminismo, questo è fascismo. Il controllo ossessivo dei corpi, dei diritti riproduttivi, del piacere è fascista. E sappiamo cosa fare con i fascisti. Resistere, ora e sempre.









