Diamo luce al futuro, Francesca Druetti interviene all’Assemblea del Forum Donne Verdi

Abbia­mo tut­te aper­to par­lan­do del­la guer­ra. 

Nel 2018 il Mini­stro dell’Interno Mat­teo Sal­vi­ni face­va un elen­co di pae­si di pro­ve­nien­za dei migran­ti nau­fra­ga­ti nel Medi­ter­ra­neo e sali­ti a bor­do del­la nave Diciot­ti. E con­clu­de­va con una doman­da: “In qua­li di que­sti pae­si c’è la guer­ra?”. Lui pen­sa­va di aver fat­to una gran­de usci­ta a effet­to, ma la veri­tà era che in mol­ti di quei pae­si la guer­ra c’era.

E l’altra veri­tà è che anche nei pae­si che non sono coin­vol­ti in un con­flit­to c’è una guer­ra. Alle don­ne, alle ragaz­ze, alle bam­bi­ne. Ai loro dirit­ti, alla loro sicu­rez­za, alla loro stes­sa esi­sten­za. Ini­zia anche pri­ma del­la guer­ra e diven­ta un abis­so di atro­ci­tà quan­do la guer­ra arri­va. 

Abbia­mo visto la foto ter­ri­bi­le del­le fos­se sca­va­te per le 168 bam­bi­ne ucci­se sot­to le bom­be nel­la scuo­la in Iran. 

Que­sto è quel­lo che suc­ce­de quan­do la pre­si­den­te del Par­la­men­to euro­peo dice che del dirit­to inter­na­zio­na­le non biso­gna abu­sar­ne, sul­la scia (incre­di­bi­le, det­ta la linea) di Taja­ni che qual­che set­ti­ma­na fa ha det­to che il dirit­to inter­na­zio­na­le vale fino a un cer­to pun­to. 

Que­sto è quel­lo che suc­ce­de quan­do il siste­ma in cui ci tro­via­mo è un siste­ma patriar­ca­le, che esi­ste per oppri­me­re, sfrut­ta­re, con­su­ma­re. Le fon­ti, il pia­ne­ta, i cor­pi. Soprat­tut­to i cor­pi fem­mi­ni­li, i cor­pi non con­for­mi, i cor­pi non rispon­den­ti alla nor­ma­ti­vi­tà. Per­ché la misu­ra di tut­to, lo stan­dard, è il maschi­le, e non un maschi­le qual­sia­si, un maschi­le che il siste­ma patriar­ca­le lo ali­men­ta e lo imple­men­ta. Lo pro­teg­ge, spes­so, con le unghie e con i den­ti, per­ché di quel siste­ma bene­fi­cia. 

Quel­lo che deve esse­re chia­ro è che que­sti bene­fi­ci non sono a costo zero. Nem­me­no per gli oppres­so­ri. Per­ché un pia­ne­ta che bru­cia bru­cia pri­ma per le per­so­ne più vul­ne­ra­bi­li, ma a meno di tra­sfe­rir­si dav­ve­ro su Mar­te, nel futu­ro disto­pi­co che il siste­ma patriar­ca­le ci sta pre­pa­ran­do non c’è posto per nes­su­no, per quan­to ric­co e rapa­ce pos­sa esse­re. 

Per que­sto abbia­mo biso­gno di un futu­ro come quel­lo di cui stia­mo ragio­nan­do qui oggi. La len­te del tran­sfem­mi­ni­smo che imma­gi­na un siste­ma diver­so e lo por­ta avan­ti attra­ver­so una bat­ta­glia poli­ti­ca e cul­tu­ra­le non è un modo, è il modo. Non è un vez­zo, è una neces­si­tà, anche per chi anco­ra non è pron­to a rico­no­scer­lo. E pur­trop­po non basta che ci sia­no più don­ne nei posti chia­ve, anche se è sicu­ra­men­te impor­tan­te, per ragio­ni che cono­scia­mo tut­te di rap­pre­sen­tan­za e di visi­bi­li­tà e di sof­fit­to di cri­stal­lo e di oppor­tu­ni­tà. Abbia­mo biso­gno di don­ne fem­mi­ni­ste, e degli uomi­ni fem­mi­ni­sti che con­di­vi­do­no que­sta bat­ta­glia con noi, per tut­te e tut­ti. Vedo tan­te di que­ste per­so­ne in sala, per­so­ne con cui stia­mo lavo­ran­do sui ter­ri­to­ri a tut­ti i livel­li, comu­na­li, regio­na­li, per­ché anche i cam­bia­men­ti di siste­ma han­no biso­gno dei ter­ri­to­ri. Per miglio­ra­re le con­di­zio­ni del­le per­so­ne, e per crea­re solu­zio­ni per un’alternativa soli­da, cre­di­bi­le, tran­sfem­mi­ni­sta a que­sta destra che pos­sia­mo sen­za timi­dez­ze chia­ma­re estre­ma. Momen­ti come que­sto, e con­di­vi­der­li in que­sto modo, ci aiu­ta­no a met­te­re insie­me que­ste for­ze e a ren­der­le orga­niz­za­zio­ne e pro­get­tua­li­tà per que­sto futu­ro che stia­mo costruen­do, che dob­bia­mo costrui­re. Come han­no ricor­da­to Rober­ta Mori e Vit­to­ria Bal­di­no pri­ma, è impor­tan­te che con­di­vi­dia­mo e con­no­tia­mo in chia­ve tran­sfem­mi­ni­sta le poli­ti­che a cui i nostri par­ti­ti stan­no lavo­ran­do. E tut­te le poli­ti­che, non ci ser­ve un capi­to­let­to di pro­gram­ma sul­la que­stio­ne di gene­re, ma un’ottica tran­sfem­mi­ni­sta su tut­te le poli­ti­che e anche sul­le pra­ti­che.

Tut­te noi abbia­mo dovu­to sof­fri­re l’ap­pas­sio­nan­te dibat­ti­to sul fat­to se l’avvento di Gior­gia Melo­ni fos­se o meno una vit­to­ria per il fem­mi­ni­smo, lo ha ricor­da­to anche Vit­to­ria Bal­di­no pri­ma. Ecco, chi lo sostie­ne non ha capi­to cosa sia il fem­mi­ni­smo. Per­ché Melo­ni, sono una don­na, sono una madre, sono cri­stia­na, che va in giro con lo slo­gan dio patria e fami­glia, non ha nien­te di fem­mi­ni­sta. Non può esse­re fem­mi­ni­sta chi pen­sa che la nata­li­tà si incen­ti­vi ren­den­do l’a­bor­to impos­si­bi­le, finan­zian­do i cosid­det­ti pro vita, boc­cian­do il con­ge­do paren­ta­le egua­li­ta­rio, il sala­rio mini­mo, can­cel­lan­do il con­sen­so dal­la leg­ge sul­lo stu­pro, stra­par­lan­do dell’inesistente “teo­ria gen­der”, chiu­den­do le por­te all’educazione ses­suoaf­fet­ti­va, facen­do la guer­ra agli spa­zi socia­li, al dis­sen­so, alle asso­cia­zio­ni fem­mi­ni­ste, alle per­so­ne lgb­tiq+ e, con una vio­len­za osce­na, ai nostri fra­tel­li e alle nostre sorel­le trans, ogget­to di un attac­co fron­ta­le dall’Italia agli USA di Trump, che ne ha fat­to una vera e pro­pria mis­sio­ne, e in trop­pi luo­ghi. Per­ché que­sto è il con­tra­rio del fem­mi­ni­smo, que­sto è fasci­smo. Il con­trol­lo osses­si­vo dei cor­pi, dei dirit­ti ripro­dut­ti­vi, del pia­ce­re è fasci­sta. E sap­pia­mo cosa fare con i fasci­sti. Resi­ste­re, ora e sem­pre. 

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