DDL 1715: non possiamo cancellare la parola “consenso”

La proposta Bongiorno, sostituendo il consenso con il dissenso, rischia di minare questa tutela, depotenziare la legge e riportare indietro anni di battaglie civili e femministe. Chiedere che il ddl 1715 non venga modificato significa affermare la necessità di una legge chiara, una cultura chiara e un principio chiaro: il consenso non si negozia.

Par­la­re di vio­len­za ses­sua­le signi­fi­ca con­fron­tar­si con una real­tà dram­ma­ti­ca e per­va­si­va, che col­pi­sce milio­ni di per­so­ne ogni anno, vio­lan­do dirit­ti uma­ni fon­da­men­ta­li. Secon­do l’Organizzazione Mon­dia­le del­la Sani­tà e l’ONU, qua­si una don­na su tre ha subi­to vio­len­za fisi­ca o ses­sua­le nel­la vita, e cen­ti­na­ia di milio­ni di ragaz­ze sono sta­te vit­ti­me di abu­si pri­ma dei 18 anni. Non sono nume­ri astrat­ti: sono vite spez­za­te, trau­mi psi­co­lo­gi­ci, socia­li e fisi­ci che accom­pa­gna­no le per­so­ne per anni, sto­rie che chie­do­no giu­sti­zia, rico­no­sci­men­to e protezione.

Il ddl 1715, attual­men­te all’esame del Sena­to, rap­pre­sen­ta una gran­de oppor­tu­ni­tà per cam­bia­re final­men­te il para­dig­ma: non più la vio­len­za ses­sua­le misu­ra­ta solo attra­ver­so la for­za fisi­ca o la minac­cia, ma cen­tra­ta sul con­sen­so libe­ro, con­sa­pe­vo­le e revo­ca­bi­le del­la per­so­na coin­vol­ta. Que­sto prin­ci­pio signi­fi­ca che qual­sia­si atto ses­sua­le sen­za un sì chia­ro e con­sa­pe­vo­le è rea­to, e spo­sta com­ple­ta­men­te il peso del­la respon­sa­bi­li­tà sull’autore del­la vio­len­za. Non si trat­ta di un det­ta­glio tec­ni­co: è la dif­fe­ren­za tra giu­sti­zia rea­le e una fin­ta tute­la che col­pe­vo­liz­za la vittima.

“Il con­sen­so è tut­to quan­do si trat­ta di ses­so. L’essere in silen­zio o il non dire espli­ci­ta­men­te ‘no’ non equi­va­le a dare con­sen­so.” — #IoLo­Chie­do, Amne­sty International

E’ assur­da, quin­di, la pro­po­sta del­la sena­tri­ce Bon­gior­no di sosti­tui­re il con­cet­to di con­sen­so con quel­lo di dis­sen­so che rischia di inver­ti­re tut­to il lavo­ro fat­to negli ulti­mi anni, e negli ulti­mi mesi con que­sto ddl. Non si trat­ta di un mero cam­bio les­si­ca­le, ma del­la volon­tà poli­ti­ca di ribal­ta­re, di nuo­vo, il para­dig­ma: nel model­lo del dis­sen­so, infat­ti, è chi subi­sce vio­len­za deve dimo­stra­re di esser­si oppo­sto, di aver det­to “no” chia­ra­men­te e abba­stan­za. È una logi­ca che ripor­ta indie­tro la leg­ge e la cul­tu­ra, facen­do tor­na­re sul­le vit­ti­me il peso del­la respon­sa­bi­li­tà e aumen­tan­do la discre­zio­na­li­tà dei giu­di­ci. Spes­so chi subi­sce vio­len­za si bloc­ca, non rea­gi­sce fisi­ca­men­te o non sa come mani­fe­sta­re oppo­si­zio­ne in quel momen­to, e pre­ten­de­re da que­ste per­so­ne di “difen­der­si abba­stan­za” è sem­pli­ce­men­te ingiusto.

Il con­sen­so, al con­tra­rio, è un prin­ci­pio uni­ver­sa­le e posi­ti­vo, rico­no­sciu­to anche dal­la Con­ven­zio­ne di Istan­bul, secon­do cui la volon­tà del­la per­so­na deve esse­re libe­ra e valu­ta­ta nel con­te­sto rea­le in cui l’atto avvie­ne. Signi­fi­ca dire chia­ra­men­te che chi subi­sce vio­len­za non è respon­sa­bi­le, che la sua immo­bi­li­tà, il silen­zio o la pau­ra non pos­so­no mai esse­re inter­pre­ta­ti come consenso.

“In caso di dub­bio sul con­sen­so, chie­di­lo espres­sa­men­te.” — #IoLo­Chie­do, Amne­sty International

I dati glo­ba­li sono impie­to­si: cen­ti­na­ia di milio­ni di don­ne e ragaz­ze han­no subi­to vio­len­ze, e solo una mini­ma par­te denun­cia, per­ché il siste­ma giu­di­zia­rio richie­de cri­te­ri dif­fi­ci­li da dimo­stra­re e spes­so invi­si­bi­li. La leg­ge sul con­sen­so non è un det­ta­glio ideo­lo­gi­co, ma una rispo­sta con­cre­ta a un pro­ble­ma rea­le, capa­ce di pro­teg­ge­re chi subi­sce vio­len­za e di crea­re stru­men­ti chia­ri per per­se­gui­re chi la commette.

Pro­prio per que­sto il ddl 1715 non è solo una leg­ge pena­le: è un mes­sag­gio cul­tu­ra­le. Signi­fi­ca che la liber­tà ses­sua­le è un dirit­to invio­la­bi­le, che il cor­po di cia­scu­na e cia­scu­no è intoc­ca­bi­le e che nes­su­no può esse­re giu­di­ca­to per le pro­prie rea­zio­ni o per il pro­prio com­por­ta­men­to. Sosti­tui­re il con­sen­so con il dis­sen­so non è aggior­na­re la leg­ge: è ripor­ta­re indie­tro la cul­tu­ra e legit­ti­ma­re vec­chi ste­reo­ti­pi che anco­ra oggi affio­ra­no nei tribunali.

Secon­do l’OMS, cir­ca 840 milio­ni di don­ne e ragaz­ze han­no affron­ta­to vio­len­za da part­ner o da altre per­so­ne, e cen­ti­na­ia di milio­ni di que­sti atti non sono denun­cia­ti. Que­sti nume­ri mostra­no quan­to sia urgen­te una leg­ge chia­ra sul consenso.

Difen­de­re il con­sen­so signi­fi­ca anche lot­ta­re per l’educazione e la tra­sfor­ma­zio­ne cul­tu­ra­le. Cam­pa­gne come #IoLo­Chie­do edu­ca­no, infor­ma­no e invi­ta­no a crea­re rela­zio­ni basa­te sul rispet­to e sul­la liber­tà, per­ché il cam­bia­men­to giu­ri­di­co deve anda­re di pari pas­so con quel­lo cul­tu­ra­le. Signi­fi­ca inse­gna­re che il con­sen­so non è nego­zia­bi­le, che le rela­zio­ni ses­sua­li e affet­ti­ve devo­no esse­re basa­te sul­la volon­tà chia­ra e con­di­vi­sa, e che il rispet­to del cor­po e del­la liber­tà di cia­scu­no è il fon­da­men­to del­la demo­cra­zia. E per far­lo ser­vo­no neces­sa­ria­men­te anche per­cor­si obbli­ga­to­ri e in ora­rio cur­ri­co­la­re per un’educazione ses­sua­le e affet­ti­va inclu­si­va, nel­le scuo­le di ogni ordi­ne e grado.

Non smet­te­re­mo mai di dir­lo e di lot­ta­re affin­ché si pos­sa discu­te­re anche di que­sto, espri­men­do tut­ta la nostra con­tra­rie­tà ver­so le scel­te rea­zio­na­rie por­ta­te avan­ti dal Mini­stro Val­di­ta­ra e da tut­to il Gover­no su que­sto tema.

Come Pos­si­bi­le sia­mo sem­pre sta­tɜ al fian­co del­le cam­pa­gne inter­na­zio­na­li per il con­sen­so e per l’educazione ses­sua­le e affet­ti­va, con­vin­tɜ che una socie­tà che non rico­no­sce e tute­la la liber­tà ses­sua­le non pos­sa defi­nir­si libe­ra, giu­sta o civi­le. Pro­prio per que­sto, la pro­po­sta Bon­gior­no, sosti­tuen­do il con­sen­so con il dis­sen­so, rischia di mina­re que­sta tute­la, depo­ten­zia­re la leg­ge e ripor­ta­re indie­tro anni di bat­ta­glie civi­li e femministe.

Chie­de­re che il ddl 1715 non ven­ga modi­fi­ca­to signi­fi­ca affer­ma­re la neces­si­tà di una leg­ge chia­ra, una cul­tu­ra chia­ra e un prin­ci­pio chia­ro: il con­sen­so non si negozia.

È un impe­gno ver­so chi ha subi­to vio­len­za, ver­so chi non ha anco­ra denun­cia­to per pau­ra, ver­so tut­te e tut­ti noi che voglia­mo vive­re in una socie­tà più giu­sta, più rispet­to­sa, più libera.

Solo un sì libe­ro e con­sa­pe­vo­le ren­de un atto ses­sua­le lecito.

Solo sì è sì.

Sem­pre.

Gian­mar­co Capogna
Coor­di­na­to­re Comi­ta­to Scien­ti­fi­co Possibile

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