Nei giorni scorsi il CIPESS ha approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto.
Un voto celebrato dal Governo come svolta storica, ma che in realtà segna l’ennesima forzatura su un’opera vecchia, rischiosa e costosissima: 13,5 miliardi di euro di fondi pubblici, sottratti a ciò che serve davvero al Sud.
Il Ponte, presentato come simbolo di progresso, ignora i rischi sismici e ambientali, e mette in secondo piano trasporti locali, scuole, ospedali, manutenzione delle infrastrutture esistenti e gestione delle emergenze che viviamo ogni giorno. L’approvazione è arrivata mentre restano aperte le prescrizioni tecniche e ambientali e mentre si attende ancora il via libera formale della Corte dei Conti. Intanto, il Governo preme per aprire i cantieri già in autunno, mentre associazioni, comitati e cittadini denunciano l’assenza di un reale confronto democratico e il pericolo di un cantiere eterno, capace di divorare risorse e territorio senza portare benefici concreti alle comunità. E mentre si celebrano i rendering del Ponte, intere aree interne continuano a spopolarsi: paesi che perdono giovani e servizi, strade impraticabili, linee ferroviarie sospese, connessioni digitali inesistenti. E nelle nostre regioni, dall’entroterra fino alle coste, l’acqua scarseggia: invasi vuoti, agricoltura in crisi, rubinetti a secco per intere comunità.
Il vero ponte che servirebbe è quello che garantisce acqua, mobilità, lavoro e servizi per tenere vivi i nostri territori. Ieri a Messina, migliaia di persone hanno manifestato per dire no a questo progetto. Non è il no di chi si oppone al futuro, ma di chi pretende un futuro migliore: fatto di cura del territorio, trasporti pubblici efficienti, scuole e ospedali accessibili, tutela delle risorse idriche e infrastrutture diffuse che contrastino lo spopolamento.
Come Coordinamento Sud di Possibile – Campania, Puglia, Calabria e Sicilia – siamo al fianco di chi resiste a un’idea di sviluppo che non ascolta i territori e non risponde ai loro bisogni. Il Ponte così concepito non unisce: divide. Noi vogliamo connettere il Sud con investimenti veri, che mettano al centro la vita quotidiana delle persone. Perché il nostro futuro non è in vendita, e non si costruisce sul cemento della propaganda.
Coordinamento Possibile Sud










