Voto fuorisede: una buona notizia, con qualche criticità

Il Parlamento ha finalmente approvato un emendamento che introduce il voto fuorisede. È un passo avanti importante e sarebbe sbagliato non riconoscerlo. Ma proprio perché stiamo parlando di un diritto fondamentale, non possiamo fare finta di non vedere le criticità del testo approvato.

Il voto fuo­ri­se­de è un dirit­to e i dirit­ti dovreb­be­ro esse­re sem­pli­ci da eser­ci­ta­re.

Dopo anni di mobi­li­ta­zio­ni, cam­pa­gne e bat­ta­glie por­ta­te avan­ti da asso­cia­zio­ni, comi­ta­ti e for­ze poli­ti­che che han­no cre­du­to nel­la neces­si­tà di allar­ga­re la par­te­ci­pa­zio­ne demo­cra­ti­ca, il Par­la­men­to ha final­men­te appro­va­to un emen­da­men­to che intro­du­ce il voto fuo­ri­se­de.

È un pas­so avan­ti impor­tan­te e sareb­be sba­glia­to non rico­no­scer­lo per­ché per la pri­ma vol­ta si affer­ma un prin­ci­pio che per trop­po tem­po è sta­to igno­ra­to: chi stu­dia, lavo­ra o vive lon­ta­no dal pro­prio comu­ne di resi­den­za non dovreb­be esse­re costret­to a sce­glie­re tra eser­ci­ta­re il dirit­to di voto e soste­ne­re costi eco­no­mi­ci e orga­niz­za­ti­vi di un viag­gio. Ma pro­prio per­ché stia­mo par­lan­do di un dirit­to fon­da­men­ta­le, non pos­sia­mo fare fin­ta di non vede­re le cri­ti­ci­tà del testo appro­va­to.

L’emendamento pre­ve­de infat­ti una serie di con­di­zio­ni che rischia­no di esclu­de­re mol­te per­so­ne, tra que­ste, la neces­si­tà di esse­re domi­ci­lia­ti da alme­no nove mesi nel comu­ne in cui si inten­de vota­re e l’obbligo di pre­sen­ta­re doman­da entro ter­mi­ni spe­ci­fi­ci, aggiun­gen­do ulte­rio­ri pas­sag­gi buro­cra­ti­ci a un per­cor­so che dovreb­be esse­re il più sem­pli­ce pos­si­bi­le.

Il rischio è tra­sfor­ma­re un dirit­to in una con­ces­sio­ne subor­di­na­ta a requi­si­ti che non ten­go­no con­to del­la real­tà di miglia­ia di stu­den­ti, lavo­ra­to­ri pre­ca­ri, tiro­ci­nan­ti, dot­to­ran­di e per­so­ne che si spo­sta­no con­ti­nua­men­te per costrui­re il pro­prio futu­ro.

Per anni ci sia­mo sen­ti­ti dire che l’astensionismo dipen­de­va dal­la disaf­fe­zio­ne ver­so la poli­ti­ca, ma spes­so l’astensione nasce anche dagli osta­co­li mate­ria­li che impe­di­sco­no alle per­so­ne di vota­re. Un fuo­ri­se­de oggi deve anco­ra pro­gram­ma­re la pro­pria vita in fun­zio­ne di una sca­den­za buro­cra­ti­ca. Deve anco­ra dimo­stra­re di meri­ta­re un dirit­to che dovreb­be esse­re garan­ti­to a pre­scin­de­re. Per que­sto acco­glia­mo posi­ti­va­men­te il risul­ta­to rag­giun­to, ma con­ti­nuia­mo a chie­de­re che il testo ven­ga miglio­ra­to per­ché l’obiettivo è con­sen­ti­re a tut­ti di poter vota­re.

La demo­cra­zia non dovreb­be chie­de­re cer­ti­fi­ca­ti aggiun­ti­vi, requi­si­ti tem­po­ra­li o per­cor­si osti­ci, ma dovreb­be limi­tar­si a per­met­te­re alle per­so­ne di par­te­ci­pa­re. Dopo anni di atte­sa, il voto fuo­ri­se­de non può diven­ta­re una ver­sio­ne ridot­ta di un dirit­to ma esse­re un dirit­to pie­no, uni­ver­sa­le e real­men­te acces­si­bi­le.

Sil­via Gian­do­rig­gio
Cala­bria Pos­si­bi­le

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