Alcune battaglie sono sacrosante, necessarie per il benessere di tutte e tutti, anche se non trovano il riscontro che meritano. Oggi il Consiglio regionale delle Marche ha approvato definitivamente una riforma dello Statuto che viene presentata come una conquista per la parità di genere, ma che è un arretramento mascherato da progresso. La proposta originaria prevedeva per la presenza di ciascun genere una soglia minima del 40% nella composizione della giunta. In commissione, su richiesta della maggioranza di centrodestra – accettata dall’opposizione – quella soglia è scesa al 30%.
Votando compattamente a favore di questo peggioramento, la Regione Marche ha tradito il bisogno di giustizia e di equità che sale dai propri cittadini e cittadine, tornando indietro rispetto a norme che sono già in vigore nei comuni, per le elezioni della stessa Regione Marche e del Parlamento e in misura addirittura paritaria per quelle del Parlamento Europeo. La parte che riguarda l’Ufficio di Presidenza introduce un vuoto “qualora possibile” senza garanzie. Passi indietro gravissimi, soprattutto per il centrosinistra che delle questioni di genere ha fatto uno dei temi caratterizzanti della sua politica, ed anche della sua campagna elettorale.
Abbiamo lanciato un appello, sottoscritto in pochi giorni da rappresentanti delle istituzioni, ex consigliere e consiglieri regionali, associazioni da tutto il territorio marchigiano, cittadine e cittadini che condividono la nostra preoccupazione. Ci siamo ritrovati completamente ignorati: nessuna presa in carico delle osservazioni poste, nemmeno come impegno futuro. Così facendo, le persone che siedono in Consiglio regionale a rappresentare – in teoria – gli interessi di cittadine e cittadini hanno mancato di assolvere al loro ruolo, oltre ad aver calpestato i principi costituzionali. La soglia del 30% sulla rappresentanza di genere in giunta dà la cifra del distacco che c’è tra la nostra classe dirigente ed il paese reale. Eppure a settembre dello scorso anno tutti i candidati alle elezioni si dicevano vicini alla gente.
La modifica entrerà in vigore nella prossima legislatura, quindi non prima del 2030, permettendo all’attuale giunta di continuare con una sola assessora, il 14.28%, come pure era nella scorsa. Il Consiglio regionale ha scelto oggi di consolidare la marginalizzazione delle donne nelle istituzioni. Un’altra modifica normativa sullo stesso tema non è verosimile nel breve periodo: continuerà a soffrirne la parità di genere, la democrazia, lo sviluppo della Regione.
Ciononostante continueremo con il nostro impegno nel chiedere a chi dovrebbe rappresentarci in Regione Marche più coraggio e più attaccamento ai principi costituzionali di eguaglianza, ringraziando tutte le persone che hanno fatto sentire la propria voce in questa occasione che, purtroppo, è stata un’occasione persa per la nostra Regione.
Alice Cavalieri, Comitato Organizzativo di Possibile e Possibile Marche
Luca Angeloni, Coordinatore di Possibile Marche










