Al Referendum decideremo che tipo di giudice vogliamo in Italia

Se vogliamo continuare ad avere giudici “guardiani” della democrazia e dei nostri diritti, è necessario votare NO al referendum costituzionale sull’ordinamento giudiziario.

La coper­ti­na del “Cor­so di filo­so­fia del dirit­to” di Lui­gi Lom­bar­di Val­lau­ri, qui ripro­dot­ta, non con­tie­ne un’elaborazione rea­liz­za­ta con l’intelligenza arti­fi­cia­le, ben­sì mostra la tar­ga di una via di Firen­ze. Dif­fi­cil­men­te l’autore avreb­be potu­to sco­va­re un’immagine più effi­ca­ce per espri­me­re un feno­me­no ben noto: quan­do un qual­sia­si giu­di­ce adot­ta una deci­sio­ne, non sod­di­sfa mai tut­te le per­so­ne diret­ta­men­te coin­vol­te nel pro­ces­so. Se poi la vicen­da trat­ta­ta dal giu­di­ce assu­me rile­van­za media­ti­ca, anche par­te dell’opinione pub­bli­ca disap­pro­ve­rà la deci­sio­ne e ne rimar­rà scontenta.

Tut­to que­sto acca­de ogni gior­no e il Gover­no sfrut­ta siste­ma­ti­ca­men­te que­ste dina­mi­che per soste­ne­re la cau­sa del­la rifor­ma costi­tu­zio­na­le che sarà pros­si­ma­men­te sot­to­po­sta a refe­ren­dum, pre­sen­tan­do­la come un pas­so ver­so un miglior fun­zio­na­men­to del siste­ma giustizia.

Ma in qua­le modo dovreb­be avve­ni­re que­sto “miglio­ra­men­to”? Com­pri­men­do l’indipendenza e l’autonomia dei magi­stra­ti attra­ver­so mec­ca­ni­smi che ne con­di­zio­ni­no la car­rie­ra, indu­cen­do­li così a con­for­mar­si all’orientamento poli­ti­co e valo­ria­le del­la mag­gio­ran­za poli­ti­ca del momento.

Sia chia­ro, allo­ra, che col pros­si­mo refe­ren­dum sare­mo chia­ma­ti a deci­de­re che tipo di giu­di­ci voglia­mo in Italia.

Che gene­re di giu­di­ce voglia la Pre­si­den­te del Con­si­glio è chia­ris­si­mo e lo ha riba­di­to lei stes­sa qual­che gior­no fa, nel cor­so del­la con­fe­ren­za stam­pa annua­le, con un’affermazione che deno­ta un’agghiacciante estra­nei­tà alla più basi­la­re gram­ma­ti­ca costi­tu­zio­na­le: rife­ren­do­si al caso del cosid­det­to imam di Tori­no, Melo­ni affer­ma “la poli­zia ne dimo­stra la peri­co­lo­si­tà per i suoi con­tat­ti con i jiha­di­sti; il mini­stro Pian­te­do­si ne dispo­ne l’espulsione; e l’espulsione vie­ne bloc­ca­ta“ dal­la magi­stra­tu­ra; men­tre inve­ce dovrem­mo “lavo­ra­re tut­ti nel­la stes­sa direzione”.

Fra­si che spaz­za­no via in un col­po solo la ter­zie­tà dei giu­di­ci, l’habeas cor­pus, seco­li di lot­te per con­qui­sta­re il dirit­to a sot­to­por­re a un giu­di­ce le accu­se che ci sia­no rivol­te: se la poli­zia ha “dimo­stra­to” la peri­co­lo­si­tà di una per­so­na, pare dire Melo­ni, di cosa si discu­te ancora?

Quel­lo che vuo­le Melo­ni è in real­tà un giu­di­ce-ese­cu­to­re pas­si­vo, cie­ca­men­te fede­le alla let­te­ra del coman­do legi­sla­ti­vo. Ma sen­za biso­gno di tor­na­re a discu­te­re di Mon­te­squieu e del­la sua cele­bre defi­ni­zio­ne del giu­di­ce come “boc­ca del­la leg­ge”, l’idea del giu­di­ce-ese­cu­to­re, chia­ma­to ad appli­ca­re il det­ta­to nor­ma­ti­vo sen­za inter­fe­rir­vi con la sua inter­pre­ta­zio­ne, è da tem­po con­si­de­ra­ta com­ple­ta­men­te irrea­li­sti­ca. Eppu­re cor­ri­spon­de all’ideale di giu­di­ce che acco­mu­na mol­ti auto­cra­ti nel mondo.

In una moder­na demo­cra­zia costi­tu­zio­na­le, inve­ce, il giu­di­ce non può, né deve esse­re un mero ese­cu­to­re, quan­to piut­to­sto il “guar­dia­no” dei dirit­ti fon­da­men­ta­li del­la per­so­na, qua­li sono enun­cia­ti in pri­mo luo­go dal­le Costi­tu­zio­ni. In que­sta veste, il giu­di­ce è chia­ma­to a difen­de­re gli indi­vi­dui, e spe­cial­men­te le mino­ran­ze, dagli abu­si che pos­so­no esse­re com­piu­ti da chi detie­ne la mag­gio­ran­za poli­ti­ca in un deter­mi­na­to momen­to storico.

Se voglia­mo con­ti­nua­re ad ave­re giu­di­ci “guar­dia­ni” del­la demo­cra­zia e dei nostri dirit­ti, è neces­sa­rio vota­re NO al refe­ren­dum costi­tu­zio­na­le sull’ordinamento giudiziario.

Car­lo Buffa

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