mezzogiorno

Sciopero autotrasportatori, Druetti e Giandoriggio (Possibile): “Governo nazionale e regionale non ignorino le proteste. Il Sud non può essere lasciato solo”

Druet­ti pun­ta il dito con­tro l’esecutivo Melo­ni: «Da set­ti­ma­ne una par­te del Pae­se chie­de rispo­ste sull’aumento dei prez­zi del car­bu­ran­te e sul caro­vi­ta, e il Sud chie­de inter­ven­ti con­cre­ti che pur­trop­po non arri­va­no. La pri­ma rea­zio­ne del gover­no è sta­ta met­te­re la testa sot­to la sab­bia, spe­ran­do che il pro­ble­ma si risol­ves­se da solo. Quel­lo che non vede, o peg­gio fa fin­ta di non vede­re, è che le sue scel­te stan­no por­tan­do sul lastri­co milio­ni di ita­lia­ni».

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Autonomia differenziata: il governo vuole un Paese a due velocità e Occhiuto resta in silenzio

Non pos­sia­mo con­ti­nua­re ad accet­ta­re un’I­ta­lia a due velo­ci­tà, nel­la qua­le l’ac­ces­so ai dirit­ti dipen­da dal­la ric­chez­za del ter­ri­to­rio in cui si vive. Il Mez­zo­gior­no ha già paga­to abba­stan­za il prez­zo dei diva­ri ter­ri­to­ria­li. Il Gover­no dovreb­be impe­gnar­si a ridur­li, anzi­ché rischia­re di ren­der­li anco­ra più pro­fon­di per puri accor­di pre-elet­to­ra­li tra par­ti­ti di mag­gio­ran­za.

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Di questo passo, in Calabria, le campanelle non suoneranno più

In Cala­bria con­ti­nuia­mo a con­ta­re scuo­le che chiu­do­no, clas­si che scom­pa­io­no, pae­si nei qua­li per anda­re a scuo­la biso­gna per­cor­re­re sem­pre più chi­lo­me­tri, inte­ri ples­si accor­pa­ti. Si con­ti­nua nel men­tre a par­la­re di spo­po­la­men­to come se fos­se un feno­me­no ine­vi­ta­bi­le, qua­si una con­di­zio­ne geo­gra­fi­ca del Mez­zo­gior­no. Quan­do chiu­de una scuo­la per­dia­mo una del­le con­di­zio­ni neces­sa­rie affin­ché una fami­glia pos­sa imma­gi­na­re di abi­ta­re anco­ra quel ter­ri­to­rio.

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Mezzogiorno “greco”: la questione meridionale non è caricaturale

Una quo­ta che oscil­la tra il 60–70% di neo­leau­rea­ti che non tro­va un lavo­ro. Una per­cen­tua­le supe­rio­re al 35% di gio­va­ni sen­za un’occupazione e fuo­ri dal mon­do del­la for­ma­zio­ne. Un red­di­to pro­ca­pi­te com­pre­so tra 10mila e 17mila euro. E un pri­ma­to tutt’altro che invi­dia­bi­le: Sici­lia, Cala­bria, Cam­pa­nia e Puglia figu­ra­no tra le cin­que peg­gio­ri regio­ni

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Call center: il telefono della crisi squilla a Mezzogiorno (e non solo)

Per anni sono sta­ti il sim­bo­lo del pre­ca­ria­to, del lavo­ra­to­re sfrut­ta­to e mal­pa­ga­to. Uno ste­reo­ti­po per­fet­to, rac­con­ta­to anche dal mon­do dell’editoria e del Cine­ma. Oggi i riflet­to­ri sono pun­ta­ti altro­ve: chi lavo­ra in un call cen­ter rice­ve deci­sa­men­te meno atten­zio­ne, fa meno audien­ce. E non per­ché la situa­zio­ne sia nor­ma­liz­za­ta: è solo scat­ta­to un mec­ca­ni­smo

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Civati, Cuccurese: un patto tra Possibile e il Partito del Sud per ridurre le disuguaglianze nord-sud

Con­fe­ren­za stam­pa alla Came­ra per sigla­re il pat­to tra il par­ti­to di Civa­ti e il movi­men­to meri­dio­na­li­sta pro­gres­si­sta. (Roma, 26.07.2017) – “Un’occasione pre­zio­sa, quel­la dell’incontro tra Pos­si­bi­le e il Par­ti­to del Sud, per appro­fon­di­re una que­stio­ne che a livel­lo nazio­na­le è spes­so dimen­ti­ca­ta, quel­la del Mez­zo­gior­no, soprat­tut­to nei suoi aspet­ti socia­li ed eco­no­mi­ci. È una

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