L’ENI, il gas, l’Egitto: buone notizie che non lo erano

 

Nel pomeriggio di ieri l’ufficio stampa di ENI ha diffuso un importante comunicato annunciando “la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto e nel Mar Mediterraneo”. Secondo il comunicato il giacimento di Zohr ha una potenzialità di 850 miliardi di metri cubi di gas e un’estensione di circa 100 chilometri quadrati.

In tanti si sono precipitati a complimentarsi con il colosso petrolifero, parlando di “straordinario risultato”. Oggi il rialzo delle azioni di ENI ha tenuto in “terreno positivo” l’indice FTSE MIB della Borsa di Milano.

Nessuno dei grandi giornali nazionali metterebbe in dubbio che si tratti di una buona notizia, anche perché rischierebbe di inficiare i rapporti con un’inserzionista da più di tre milioni di euro l’anno. Ed ENI è brava a tenere rapporti buoni anche con i migliori esponenti dei new media (quelli che dovrebbero essere i watchdog della politica e dell’economia italiana).

Ma la notizia del nuovo giacimento “supergiant”, è davvero una buona notizia?

 

1 – Vediamo di metterci un po’ d’accordo con noi stessi.

Se (e sottolineo se) crediamo che “Quella dei cambiamenti climatici è la sfida del nostro tempo” perché “lo dice la scienza, non c’è tempo da perdere: la politica deve fare la sua parte”, allora dovremmo accogliere la scoperta di nuovi giacimenti fossili (carbone, gas e petrolio) come una cattiva notizia.

Chi scopre i giacimenti lo fa per tirare poi fuori quelle risorse e venderle a qualcuno che poi le brucerà, contribuendo ad aumentare i cambiamenti climatici.

 

2 – Se il potenziale del nuovo giacimento ENI fosse confermato, allungherebbe di soli tre mesi la data di esaurimento delle riserve mondiali di gas. In pratica non cambia nulla in termini globali.

 

3 – Una quindicina di anni fa dopo la scoperta del giacimento di Kashagan, nel Mar Caspio, l’entusiasmo dei PR dell’ENI era pari a quello di queste ore.

Per ora sono stati spesi un sacco di soldi (secondo CNN 116 miliardi di dollari al 2012), ma il giacimento non entrerà in produzione prima del 2017 e varrà la pena estrarne il petrolio solo se il prezzo salirà ad almeno 80 dollari (oggi è a 45-50 dollari).

Quindi, siate molto prudenti prima di precipitarvi a comprare azioni ENI.

 

4 – Di certo al momento c’è solo il rafforzamento di Abdel Fatah al-Sisi, il presidente egiziano che ha una media di cinque morti al giorno da quando è entrato al potere con il colpo di stato del 3 luglio 2013.
E non so se questa è ESATTAMENTE una buona notizia.

 

Un nuovo modello di sviluppo, fondato sulla riconversione ecologica dell’economia, è possibile, oltre che necessario. Il primo passo, importante ed urgente, è partecipare alla campagna referendaria promossa da Possibile:  tra gli otto quesiti, infatti, due riguardano ed intervengono sulle campagne di esplorazione sotterranea nel nostro paese.

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