Paolo Cosseddu

Classe 1973, miltante di Possibile.

È ufficiale: Possibile è un partito riconosciuto dalla legge

Pochi minu­ti fa la Com­mis­sio­ne di garan­zia degli sta­tu­ti e per la tra­spa­ren­za e il con­trol­lo dei ren­di­con­ti dei par­ti­ti poli­ti­ci ha pub­bli­ca­to sul sito parlamento.it la deli­be­ra con cui comu­ni­ca l’i­scri­zio­ne di Pos­si­bi­le al regi­stro dei par­ti­ti poli­ti­ci rico­no­sciu­ti.

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Per piacere piantatela di fare caciara sulle unioni civili

Come par­ti­to che si bat­te per i matri­mo­ni egua­li­ta­ri e le ado­zio­ni per le cop­pie gay e per i sin­gle, ma i cui par­la­men­ta­ri comun­que vote­reb­be­ro qual­sia­si leg­ge sep­pur par­zia­le che pos­sa alme­no un po’ miglio­ra­re la vita del­le per­so­ne e fare qual­che pas­so avan­ti sul­la stra­da del rico­no­sci­men­to dei dirit­ti così poco pra­ti­ca­ta in

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Il solstizio di Possibile, una lunga estate di buona politica

21 giu­gno, sol­sti­zio d’e­sta­te, ini­zio del­la sta­gio­ne più lumi­no­sa e atte­sa, gior­no in cui dia­mo il via al nostro nuo­vo cam­mi­no, la costru­zio­ne di Pos­si­bi­le, la sua tran­si­zio­ne da pic­co­la asso­cia­zio­ne a sog­get­to poli­ti­co rico­no­sciu­to. Alcu­ni di noi si cono­sco­no già, e han­no ini­zia­to a fare poli­ti­ca insie­me anni fa deci­den­do a un cer­to pun­to

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C’è sempre un’altra possibilità

L’am­bi­zio­ne di un par­ti­to di gover­no, l’or­ga­niz­za­zio­ne di una rete e il dina­mi­smo di un movi­men­to: que­sto è il gene­re di sog­get­to poli­ti­co di cui par­lia­mo da tan­ti anni, a cui abbia­mo inten­sa­men­te lavo­ra­to, che abbia­mo sem­pre pen­sa­to ser­va all’I­ta­lia, e che nel­le pros­si­me set­ti­ma­ne cer­che­re­mo di rea­liz­za­re, con la liber­tà di poter imma­gi­na­re il

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Il viaggio verso il futuro che parte dalla Liguria

Un gran­de scrit­to­re di fan­ta­scien­za, Ray Brad­bu­ry, scris­se che nel futu­ro l’uomo viag­ge­rà tra le stel­le, e duran­te il viag­gio i pas­seg­ge­ri man­ge­ran­no cibo pes­si­mo e guar­de­ran­no brut­ti film. La sua era una fan­ta­scien­za socio­lo­gi­ca, di fat­to ne fu l’inventore, e usa­va quel gene­re let­te­ra­rio con­si­de­ra­to leg­ge­ro per riflet­te­re sul­la socie­tà, su come anche in

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Caro Renzi, Tafazzi sarai tu (ma le palle sono le nostre)

Ti rot­ta­mo. Ti asfal­to. Sei un gufo. Un vec­chio che guar­da i can­tie­ri e sa solo lamen­tar­si. Un Tafaz­zi che si pren­de a bot­ti­glia­te le pal­le. Ma, ehi, come dico­no a Roma: stac­ce. Sii lea­le. (Men­tre ti asfal­to). Un sor­ri­so. Ecco, poche cose sono più odio­se di quel­li che sono ver­bal­men­te vio­len­ti, siste­ma­ti­ca­men­te, e però

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