STOP AL DDL “ANTISEMITISMO”: DIFENDIAMO LA LIBERTÀ DI CRITICA E I DIRITTI COSTITUZIONALI
Il Senato della Repubblica ha approvato il DDL n. 1004, a prima firma del senatore Massimiliano Romeo, recante “Misure per il contrasto dell’antisemitismo”. L’iter parlamentare non è ancora concluso: la legge deve passare alla Camera. Chiediamo che i parlamentari fermino questo provvedimento prima che diventi legge definitiva.
Contrastare l’antisemitismo è un dovere democratico. Ma questo DDL non lo fa davvero.
Lo diciamo con chiarezza, e lo diciamo anche avendo ricercato e ascoltato le voci di organizzazioni ebraiche antirazziste, che hanno denunciato come simili definizioni non tutelino le persone ebree, non combattano l’antisemitismo reale e rappresentino invece uno strumento repressivo e un grave attacco alla libertà di opinione e di dissenso.
Il problema centrale: la definizione IHRA
Il cuore del DDL è l’adozione per legge della definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), comprensiva dei suoi “indicatori”. Questa definizione non è giuridicamente vincolante a livello internazionale, ed è stata criticata da giuristi, relatori speciali ONU e organizzazioni per i diritti umani, perché tende a sovrapporre l’antisemitismo, odio razziale intollerabile, con la critica legittima alle politiche dello Stato di Israele. Esistono definizioni più rigorose e più rispettose della libertà di espressione, come la Jerusalem Declaration on Antisemitism, che il legislatore ha scelto di ignorare.
Questa scelta non è neutra.
La Corte Internazionale di Giustizia sta esaminando la condotta di Israele per violazioni gravissime del diritto internazionale umanitario. In questo contesto, adottare una definizione che può qualificare come antisemita la denuncia di quei fatti significa non proteggere le persone ebree, ma criminalizzare chi si batte contro un genocidio e chi esprime solidarietà con il popolo palestinese.
Non siamo i primi a dirlo: in Germania e negli Stati Uniti strumenti analoghi sono già stati utilizzati per limitare il dibattito pubblico, reprimere mobilitazioni politiche e silenziare voci critiche nelle università e nella società civile. Importare quelle pratiche in Italia rappresenta un passo preoccupante e pericoloso.
Il rischio più grande è che tale atteggiamento possa estendersi alla possibilità di negare l’autorizzazione a manifestazioni e riunioni pubbliche qualora ritengano presenti “simboli, slogan, messaggi” qualificabili come antisemiti secondo la definizione IHRA, come inizialmente previsto dal testo. In un contesto in cui quella definizione è controversa e può includere forme di solidarietà con il popolo palestinese, questo DDL potrebbe diventare un potente strumento discrezionale per bloccare proteste e cortei. È una minaccia diretta all’articolo 17 della Costituzione.
Scuola, formazione e rischio di orientamento ideologico
Il DDL prevede, inoltre, linee guida per i docenti e piani di formazione per insegnanti ed educatori, tutti fondati sulla definizione IHRA. Affidare la formazione nelle scuole pubbliche a una definizione politicamente contestata rischia di trasformare spazi educativi in luoghi di orientamento ideologico, in contrasto con la libertà di insegnamento garantita dall’articolo 33 della Costituzione.
Gli strumenti contro l’odio esistono già
L’antisemitismo è già perseguibile nel nostro ordinamento attraverso la Legge Mancino e le norme penali contro l’odio razziale, etnico e religioso. Il problema non è l’assenza di strumenti, ma la loro applicazione disomogenea e la mancanza di una legge organica che tuteli tutte le vittime dell’odio, per origine etnica, religione, genere, orientamento sessuale, identità di genere, disabilità, senza gerarchie e senza silenziare il dissenso politico.
Cosa chiediamo
Chiediamo ai parlamentari della Repubblica di:
- fermare o modificare radicalmente il DDL n. 1004 nel corso dell’esame alla Camera;
- rinunciare all’adozione vincolante della definizione IHRA, sostituendola con una definizione giuridicamente solida che distingua nettamente l’odio razziale dalla critica politica;
- aprire un confronto reale e non ideologico con giuristi, comunità ebraiche plurali, accademici e società civile;
- lavorare a una legge universale contro i crimini d’odio, nel rispetto della Costituzione e senza strumentalizzazioni politiche.
Siamo ancora in tempo per fermare questa legge. Ogni firma è un segnale che arriva ai parlamentari: la libertà di espressione, il diritto di manifestare, la solidarietà con chi subisce violenze e soprusi non sono negoziabili. La sicurezza delle persone ebree, come quella di ogni minoranza, si costruisce rafforzando la lotta contro ogni forma di razzismo e discriminazione, non criminalizzando il dissenso politico.
Firma anche tu.
Una petizione promossa da Possibile, a prima firma di Francesca Druetti e Gianmarco Capogna e Marco Vassalotti
In inglese
STOP THE “ANTISEMITISM” BILL: DEFENDING THE FREEDOM OF SPEECH AND OUR CONSTITUTIONAL RIGHTS
The Senate of the Italian Republic has passed Bill no. 1004, sponsored by Senator Massimiliano Romeo, containing “Measures to combat antisemitism”. The parliamentary process is not yet complete: the bill must still pass the Chamber of Deputies. We call on members of parliament to stop this measure before it becomes definitive law.
Contrasting antisemitism is a democratic duty. But this bill does not truly do that.
We say this clearly, and we say it having also sought out and listened to the voices of anti-racist Jewish organizations, who have denounced how similar definitions do not protect Jewish people, do not fight real antisemitism, and represent instead a repressive instrument and a serious attack on freedom of speech and dissent.
The central problem: the IHRA definition
At the heart of the bill is the legal adoption of the IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) working definition of antisemitism, including its “indicators”. This definition is not legally binding at the international level, and has been criticized by legal scholars, UN Special Rapporteurs, and human rights organizations, because it tends to conflate antisemitism — intolerable racial hatred — with legitimate criticism of the policies of the State of Israel. There are more rigorous definitions that better respect freedom of speech, such as the Jerusalem Declaration on Antisemitism, which the legislator has chosen to ignore.
This choice is not neutral.
The International Court of Justice is examining Israel’s conduct for serious violations of international humanitarian law. In this context, adopting a definition that could qualify the denunciation of those facts as antisemitic doesn’t mean protecting Jewish people, but criminalizing those who fight against a genocide and those who express solidarity with the Palestinian people.
We are not the first to say this: in Germany and the United States, similar instruments have already been used to restrict public debate, suppress political mobilizations, and silence critical voices in universities and civil society. Importing those practices into Italy represents a troubling and dangerous step.
The greatest risk is that such an approach could extend to the possibility of denying authorization for demonstrations and public gatherings whenever authorities deem “symbols, slogans, messages” qualifiable as antisemitic under the IHRA definition. In a context where that definition is contested and may include forms of solidarity with the Palestinian people, this bill could become a powerful discretionary tool for blocking protests and marches. It is a direct threat to Article 17 of the Constitution.
Schools, training, and the risk of ideological orientation
The bill also provides for guidelines for teachers and training plans for instructors and educators, all based on the IHRA definition. Entrusting the training in public schools to a politically contested definition risks transforming educational spaces into spaces of ideological orientation, in contrast with the freedom of teaching guaranteed by Article 33 of the Constitution.
Tools against hatred already exist
Antisemitism is already prosecutable under our legal system through the Mancino Law and criminal provisions against racial, ethnic, and religious hatred. The problem is not the absence of instruments, but their uneven application and the lack of a comprehensive law protecting all victims of hatred — by ethnic origin, religion, gender, sexual orientation, gender identity, disability — without hierarchies and without silencing political dissent.
What we are asking
We call on the members of the Italian Parliament to:
- stop or radically amend Bill no. 1004 during its examination in the Chamber of Deputies;
- renounce the binding adoption of the IHRA definition, replacing it with a legally sound definition that clearly distinguishes racial hatred from political criticism;
- open a genuine and non-ideological dialogue with legal scholars, pluralistic Jewish communities, academics, and civil society;
- work toward a universal law against hate crimes, in compliance with the Constitution and free from political instrumentalization.
We have still time to stop this law. Every signature is a signal that reaches members of parliament: freedom of speech, the right to demonstrate, solidarity with those who suffer violence and oppression are non-negotiable. The safety of Jewish people, like that of every minority, is built by strengthening the fight against every form of racism and discrimination — not by criminalizing political dissent.
Sign now.
A petition promoted by Possibile, first-signed by Francesca Druetti, Gianmarco Capogna and Marco Vassalotti possibile.com/unafirmaper
in francese
STOP AU PROJET DE LOI “ANTISÉMITISME” : DÉFENDONS LA LIBERTÉ DE CRITIQUE ET LES DROITS CONSTITUTIONNELS
Le Sénat de la République italienne a approuvé le projet de loi n° 1004, présenté par le sénateur Massimiliano Romeo, portant sur les “Mesures pour combattre l’antisémitisme”. Le processus parlementaire n’est pas encore terminé : la loi doit encore passer devant la Chambre des Députés. Nous demandons aux parlementaires de stopper cette mesure avant qu’elle ne devienne loi définitive.
Combattre l’antisémitisme est un devoir démocratique. Mais ce projet de loi ne le fait pas vraiment.
Nous le disons clairement, et nous le disons après avoir cherché et écouté les voix d’organisations juives antiracistes, qui ont dénoncé comment de telles définitions ne protègent pas les personnes juives, ne combattent pas le véritable antisémitisme et représentent au contraire un instrument répressif et une grave attaque contre la liberté d’opinion et de dissidence.
Le problème central : la définition de l’IHRA
Au cœur du projet de loi se trouve l’adoption légale de la définition opérationnelle de l’antisémitisme de l’IHRA (Alliance internationale pour la mémoire de l’Holocauste), y compris ses “indicateurs”. Cette définition n’est pas juridiquement contraignante au niveau international et a été critiquée par des juristes, des rapporteurs spéciaux de l’ONU et des organisations de droits humains, car elle tend à confondre l’antisémitisme — haine raciale intolérable — avec la critique légitime des politiques de l’État d’Israël. Des définitions plus rigoureuses et plus respectueuses de la liberté d’expression existent, comme la Déclaration de Jérusalem sur l’antisémitisme, que le législateur a choisi d’ignorer.
Ce choix n’est pas neutre.
La Cour internationale de Justice examine la conduite d’Israël pour de graves violations du droit international humanitaire. Dans ce contexte, adopter une définition qui pourrait qualifier de antisémite la dénonciation de ces faits revient à ne pas protéger les personnes juives, mais à criminaliser ceux qui luttent contre un génocide et ceux qui expriment leur solidarité avec le peuple palestinien.
Nous ne sommes pas les premiers à le dire : en Allemagne et aux États-Unis, des instruments similaires ont déjà été utilisés pour restreindre le débat public, réprimer des mobilisations politiques et faire taire des voix critiques dans les universités et la société civile. Importer ces pratiques en Italie représente un pas préoccupant et dangereux.
Le risque le plus grand est que cette approche puisse s’étendre à la possibilité de refuser l’autorisation de manifestations et de rassemblements publics lorsque les autorités estiment que des “symboles, slogans, messages” sont qualifiables d’antisémites selon la définition de l’IHRA. Dans un contexte où cette définition est contestée et peut inclure des formes de solidarité avec le peuple palestinien, ce projet de loi pourrait devenir un puissant instrument discrétionnaire pour bloquer les protestations et les cortèges. C’est une menace directe à l’article 17 de la Constitution.
École, formation et risque d’orientation idéologique
Le projet de loi prévoit également des lignes directrices pour les enseignants et des plans de formation pour les éducateurs, tous fondés sur la définition de l’IHRA. Confier la formation dans les écoles publiques à une définition politiquement contestée risque de transformer les espaces éducatifs en lieux d’orientation idéologique, en contradiction avec la liberté d’enseignement garantie par l’article 33 de la Constitution.
Les instruments contre la haine existent déjà
L’antisémitisme est déjà punissable dans notre système juridique par la Loi Mancino et les dispositions pénales contre la haine raciale, ethnique et religieuse. Le problème n’est pas l’absence d’instruments, mais leur application inégale et l’absence d’une loi globale protégeant toutes les victimes de la haine — par origine ethnique, religion, genre, orientation sexuelle, identité de genre, handicap — sans hiérarchies et sans faire taire la dissidence politique.
Ce que nous demandons
Nous appelons les membres du Parlement italien à :
- arrêter ou modifier radicalement le projet de loi n° 1004 au cours de son examen à la Chambre des Députés ;
- renoncer à l’adoption contraignante de la définition de l’IHRA, en la remplaçant par une définition juridiquement solide qui distingue clairement la haine raciale de la critique politique ;
- ouvrir un dialogue sincère et non idéologique avec des juristes, des communautés juives pluralistes, des universitaires et la société civile ;
- travailler à une loi universelle contre les crimes de haine, dans le respect de la Constitution et sans instrumentalisations politiques.
Nous sommes encore à temps pour stopper cette loi. Chaque signature est un signal qui parvient aux parlementaires : la liberté d’expression, le droit de manifester, la solidarité avec ceux qui subissent violences et oppressions ne sont pas négociables. La sécurité des personnes juives, comme celle de chaque minorité, se construit en renforçant la lutte contre toute forme de racisme et de discrimination — pas en criminalisant la dissidence politique.
Signez vous aussi.
Une pétition promue par Possibile, co-signée par Francesca Druetti, Gianmarco Capogna et Marco Vassalotti — possibile.com/unafirmaper
in spagnolo
STOP AL PROYECTO DE LEY “ANTISEMITISMO”: DEFENDAMOS LA LIBERTAD DE CRÍTICA Y LOS DERECHOS CONSTITUCIONALES
El Senado de la República Italiana ha aprobado el proyecto de ley n.° 1004, presentado por el senador Massimiliano Romeo, que contiene “Medidas para combatir el antisemitismo”. El proceso parlamentario aún no ha concluido: la ley todavía debe pasar por la Cámara de Diputados. Pedimos a los parlamentarios que detengan esta medida antes de que se convierta en ley definitiva.
Combatir el antisemitismo es un deber democrático. Pero este proyecto de ley no lo hace verdaderamente.
Lo decimos con claridad, y lo decimos tras haber buscado y escuchado las voces de organizaciones judías antirracistas, que han denunciado cómo definiciones similares no protegen a las personas judías, no combaten el antisemitismo real y representan en cambio un instrumento represivo y un grave ataque a la libertad de opinión y de disidencia.
El problema central: la definición de la IHRA
El núcleo del proyecto de ley es la adopción legal de la definición operativa de antisemitismo de la IHRA (Alianza Internacional para la Memoria del Holocausto), incluidos sus “indicadores”. Esta definición no es jurídicamente vinculante a nivel internacional y ha sido criticada por juristas, relatores especiales de la ONU y organizaciones de derechos humanos, porque tiende a confundir el antisemitismo — odio racial intolerable — con la crítica legítima a las políticas del Estado de Israel. Existen definiciones más rigurosas y más respetuosas con la libertad de expresión, como la Declaración de Jerusalén sobre el Antisemitismo, que el legislador ha decidido ignorar.
Esta elección no es neutral.
La Corte Internacional de Justicia está examinando la conducta de Israel por graves violaciones del derecho internacional humanitario. En este contexto, adoptar una definición que pueda calificar como antisemita la denuncia de esos hechos significa no proteger a las personas judías, sino criminalizar a quienes luchan contra un genocidio y a quienes expresan solidaridad con el pueblo palestino.
No somos los primeros en decirlo: en Alemania y en los Estados Unidos, instrumentos similares ya han sido utilizados para restringir el debate público, reprimir movilizaciones políticas y silenciar voces críticas en las universidades y en la sociedad civil. Importar esas prácticas a Italia representa un paso preocupante y peligroso.
El mayor riesgo es que ese enfoque pueda extenderse a la posibilidad de denegar la autorización para manifestaciones y reuniones públicas cuando las autoridades consideren que hay “símbolos, eslóganes, mensajes” calificables como antisemitas según la definición de la IHRA. En un contexto en el que esa definición es controvertida y puede incluir formas de solidaridad con el pueblo palestino, este proyecto de ley podría convertirse en un poderoso instrumento discrecional para bloquear protestas y marchas. Es una amenaza directa al artículo 17 de la Constitución.
Escuela, formación y riesgo de orientación ideológica
El proyecto de ley prevé además directrices para el profesorado y planes de formación para docentes y educadores, todos basados en la definición de la IHRA. Confiar la formación en las escuelas públicas a una definición políticamente controvertida corre el riesgo de transformar los espacios educativos en lugares de orientación ideológica, en contradicción con la libertad de enseñanza garantizada por el artículo 33 de la Constitución.
Los instrumentos contra el odio ya existen
El antisemitismo ya es perseguible en nuestro ordenamiento jurídico a través de la Ley Mancino y las normas penales contra el odio racial, étnico y religioso. El problema no es la ausencia de instrumentos, sino su aplicación desigual y la falta de una ley integral que proteja a todas las víctimas del odio — por origen étnico, religión, género, orientación sexual, identidad de género, discapacidad — sin jerarquías y sin silenciar la disidencia política.
Lo que pedimos
Pedimos a los miembros del Parlamento italiano que:
- detengan o modifiquen radicalmente el proyecto de ley n.° 1004 durante su examen en la Cámara de Diputados;
- renuncien a la adopción vinculante de la definición de la IHRA, sustituyéndola por una definición jurídicamente sólida que distinga claramente el odio racial de la crítica política;
- abran un diálogo genuino y no ideológico con juristas, comunidades judías plurales, académicos y sociedad civil;
- trabajen en una ley universal contra los delitos de odio, en respeto de la Constitución y sin instrumentalizaciones políticas.
Todavía estamos a tiempo de detener esta ley. Cada firma es una señal que llega a los parlamentarios: la libertad de expresión, el derecho a manifestarse, la solidaridad con quienes sufren violencia y opresión no son negociables. La seguridad de las personas judías, como la de cada minoría, se construye reforzando la lucha contra toda forma de racismo y discriminación — no criminalizando la disidencia política.
Firma también tú.
Una petición promovida por Possibile, co-firmada por Francesca Druetti, Gianmarco Capogna y Marco Vassalotti — possibile.com/unafirmaper
Pareri
AMNESTY INTERNATIONAL
” […] L’organizzazione per i diritti umani contesta l’adozione della definizione dell’Ihra in ambito legislativo, ritenendo che vietare alcuni comportamenti indicati nei cosiddetti “esempi contemporanei di antisemitismo” possa limitare la libertà di espressione: una libertà tutelata dal diritto internazionale e anche dall’articolo 21 della Costituzione italiana, che garantisce il diritto di esprimere le proprie opinioni anche quando sono scomode o impopolari.
I disegni di legge presentano inoltre seri problemi di costituzionalità, in quanto prevedono una tutela speciale per una sola comunità religiosa, senza offrire le stesse garanzie ad altre minoranze che subiscono gravi forme di discriminazione, come le persone rom, le persone migranti e quelle di fede musulmana.
Numerosi esperti di antisemitismo, studiosi dell’ebraismo e dell’Olocausto, insieme a specialisti in materia di libertà di espressione e di contrasto al razzismo, hanno contestato la definizione dell’Ihra perché rischia di limitare le critiche legittime allo stato di Israele e di indebolire, invece di rafforzare, la lotta contro l’antisemitismo. In diversi stati, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa, questa definizione viene usata per qualificare come antisemite posizioni politiche critiche verso Israele, ostacolando in questo modo proteste pacifiche, forme di attivismo, ricerche delle stesse organizzazioni per i diritti umani e, in generale, il dibattito pubblico sulle politiche israeliane […]”.
“È utile ricordare che, sulla base di tale definizione, le attuali attività di monitoraggio già qualificano il movimento Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) come una forma di lotta antisemita contro Israele. Allo stesso modo, sempre in base alla definizione dell’Ihra, vengono ricondotti tra le matrici del cosiddetto antisemitismo moderno anche alcuni rapporti critici sulle politiche israeliane, tra cui il rapporto di Amnesty International sulle violazioni della Convenzione sul Genocidio da parte dello stato di Israele nella Striscia di Gaza e quello sulle pratiche di discriminazione razziale e di apartheid messe in atto dallo stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese sotto il suo controllo”.
Carlotta Ferrara degli Uberti, Docente dell’Università di Pisa (su Il Manifesto, 13 settembre 2023)
” […] La definizione di antisemitismo dell’Ihra (del 2016) è formata da un testo base e da 11 esempi, di cui 7 provano a chiarire quando le critiche a Israele e al sionismo sconfinano nell’antisemitismo. Sulla base di questi esempi sono stati accusati di antisemitismo i sostenitori del movimento Bds, la relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati Francesca Albanese, Amnesty International per avere accusato Israele di aver instaurato un regime di apartheid, e la lista sarebbe lunga. Questo perché, come chiarisce il rapporto Brismes, attraverso gli esempi la definizione identifica lo Stato di Israele nella sua attuale configurazione come l’unico esito possibile del diritto all’autodeterminazione ebraica. Da questa premessa deriva che (quasi) ogni difesa dei diritti dei palestinesi rischia di incorrere in un’accusa di antisemitismo. […]”.
Accademia ed enti di ricerca contro la trasformazione della definizione di antisemitismo dell’Ihra in legge (12 dicembre 2025)
” […] i disegni di legge presentati in Parlamento costituiscono una gravissima limitazione della libertà accademica, soprattutto per quello che riguarda la storia e le scienze sociali, e perfezionano uno spostamento di significato che nulla fa per combattere un fenomeno aberrante come il razzismo antisemita. Infatti, l’applicazione della definizione dell’Ihra otterrebbe il solo risultato di mettere a tacere attivisti, attiviste, studiosi e studiose interessate ad avanzare conoscenza e strumenti critici utili ad analizzare la storia degli stati per poter rendere le società umane più democratiche e consapevoli.
Invece, i ddl, nella loro presunta lotta contro l’antisemitismo attraverso l’adesione all’Ihra, finiscono per riprodurre proprio discorsi antisemiti. Del resto, l’idea stessa che esista una corrispondenza totalizzante tra ebrei, adesione al sionismo e sostegno a Israele è errata e pericolosa, poiché essenzializza l’ebraismo trasformandolo in sostegno allo stato israeliano. Numerosi studi insistono sulla necessaria distinzione tra antisionismo – espresso anche da gruppi e individui ebrei in tutto il mondo – e antisemitismo […]”.
COMUNICATI STAMPA
8 MARZO 2026. 15.000 firme nei primi due giorni di lancio per la petizione per dire no al cosiddetto “DDL antisemitismo”
“Abbiamo lanciato questa petizione su www.possibile.com/unafirmaper perché mentre il contenuto del DDL Romeo è allarmante, l’iter parlamentare non è ancora concluso: c’è ancora tempo per fermarlo, facendo sentire la nostra voce e chiedendo una presa di posizione dai parlamentari alla Camera. Ringraziamo tutte le persone che hanno firmato e che stanno condividendo la petizione per dare forza a questa richiesta”, dichiarano i primi firmatari della petizione, la Segretaria di Possibile Francesca Druetti e Gianmarco Capogna e Marco Vassalotti.
“Il contrasto all’antisemitismo è un tema molto serio, a cui questo ddl non contribuisce in alcun modo. Al contrario, lavorare affinché le critiche al governo israeliano, la denuncia del genocidio in corso e la lotta al fianco del popolo palestinese siano riconducibili a manifestazioni di antisemitismo è inaccettabile, pericoloso e in contrasto con le libertà e i diritti costituzionali”, continua Druetti.
“L’adozione della definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), non vincolante a livello internazionale, contestata da giuristi, relatori speciali ONU e organizzazioni per i diritti umani, e che, come hanno segnalato le stesse organizzazioni ebraiche antirazziste, tende a sovrapporre l’odio razziale con la critica legittima alle politiche dello Stato di Israele è il cuore del DDL. Esistono invece strumenti più rigorosi e rispettosi della libertà di espressione, come la Jerusalem Declaration on Antisemitism, che il legislatore ha scelto deliberatamente di ignorare”, aggiunge Gianmarco Capogna, coordinatore del Comitato Scientifico di Possibile.
“Chiediamo ai parlamentari di fermare o modificare radicalmente il DDL nel corso dell’esame alla Camera: rinunciare all’adozione vincolante della definizione IHRA, aprire un confronto reale con giuristi, comunità ebraiche plurali e società civile, e lavorare a una legge universale contro i crimini d’odio nel rispetto della Costituzione”, conclude Marco Vassalotti, coordinatore del Comitato Organizzativo di Possibile. “Ogni firma che si aggiunge a quelle già raccolte è un’altra voce che fa passare il messaggio più forte: continuiamo a insistere”.
6 MARZO 2026. STOP AL DDL “ANTISEMITISMO”: “IN POCHE ORE OLTRE 4.000 FIRME. LA MOBILITAZIONE È APERTA”.
La raccolta firme lanciata da Possibile che si può firmare su www.possibile.com/unafirmaper, a prima firma di Francesca Druetti, Gianmarco Capogna e Marco Vassalotti raccoglie diverse migliaia di adesioni in poche ore. Il DDL n. 1004 deve ancora passare alla Camera: c’è ancora tempo per fermarlo.
In poche ore, oltre 4.000 persone hanno firmato la petizione promossa da Possibile contro il DDL n. 1004, approvato dal Senato della Repubblica su proposta del senatore Massimiliano Romeo e recante “Misure per il contrasto dell’antisemitismo”. Un risultato che va oltre ogni aspettativa di lancio e che testimonia quanto il tema tocchi nel profondo la coscienza democratica del Paese. L’iter parlamentare non è ancora concluso: il provvedimento deve passare alla Camera, e c’è ancora la possibilità di bloccarlo o modificarlo radicalmente.
“Migliaia di persone hanno risposto in pochissime ore alla nostra mobilitazione, e questo ci dice qualcosa di importante: in Italia c’è una coscienza civile viva, che riconosce la differenza tra combattere davvero l’antisemitismo e usarlo come leva per silenziare il dissenso. Voglio essere chiara e ribadire la nostra contrarietà ad ogni forma di odio e violenza, ma allo stesso tempo non si può censurare il supporto al popolo palestinese e il contrasto al genocidio in atto. Noi non ci fermiamo qui e vi chiediamo di supportarci in questa battaglia firmando e condividendo la petizione.”, dichiara Francesca Druetti, Segretaria Nazionale di Possibile.
Contrastare l’antisemitismo è un dovere democratico, e su questo non esistono ambiguità. Il problema è che questo DDL non lo fa davvero. Il suo cuore è l’adozione per legge della definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), una definizione non vincolante a livello internazionale, contestata da giuristi, relatori speciali ONU e organizzazioni per i diritti umani, e che, come hanno segnalato le stesse organizzazioni ebraiche antirazziste, tende a sovrapporre l’odio razziale con la critica legittima alle politiche dello Stato di Israele.
“Questa legge dice di voler proteggere le persone ebree, ma le stesse organizzazioni ebraiche antirazziste sono tra le prime a dire che la definizione IHRA non le tutela. Chiediamo ai parlamentari di riflettere come abbiamo fatto noi perché questa legge è sbagliata e maschera la volontà di criminalizzare il dissenso usando il tema, quanto mai importante, dell’antisemitismo. Ribadiamo che la solidarietà con il popolo palestinese e la critica a un governo che la Corte Internazionale di Giustizia sta esaminando per violazioni gravissime del diritto internazionale non sono posizioni estreme, sono posizioni umane. Difenderle oggi significa difendere la possibilità stessa di fare politica domani. Usiamo e rafforziamo gli strumenti normativi che già esistono per contrastare ogni forma di odio”, dichiara Gianmarco Capogna, Coordinatore Comitato Scientifico di Possibile.
“Quattromila firme in poche ore non sono un numero: sono quattromila persone che hanno detto ‘questa legge non mi rappresenta’. La politica cambia quando le persone si muovono insieme, non basta essere indignati, bisogna esserlo ad alta voce. Ogni firma che arriva è una voce in più che i parlamentari non possono ignorare. Aggiungi la tua, e chiedi a chi conosci di fare lo stesso”, conclude Marco Vassalotti, Coordinatore Comitato Organizzativo di Possibile.
Chiediamo ai parlamentari di fermare o modificare radicalmente il DDL nel corso dell’esame alla Camera: rinunciare all’adozione vincolante della definizione IHRA, aprire un confronto reale con giuristi, comunità ebraiche plurali e società civile, e lavorare a una legge universale contro i crimini d’odio nel rispetto della Costituzione. La libertà di espressione, il diritto di manifestare, la solidarietà con il popolo palestinese e la critica a un governo non sono negoziabili. La sicurezza delle persone ebree, come quella di ogni minoranza, si costruisce rafforzando la lotta contro ogni forma di razzismo e odio, non criminalizzando il dissenso politico.