#Antivirus

Per­ché ven­go­no pro­dot­te le fake news, le bufa­le, le infor­ma­zio­ni distor­te che spes­so diven­ta­no vira­li? Per­ché vie­ne, siste­ma­ti­ca­men­te, fat­ta disin­for­ma­zio­ne da alcu­ni atto­ri del dibat­ti­to pub­bli­co? Per fab­bri­ca­re i “pro­ble­mi”, per crea­re un cli­ma di emer­gen­za, in cui auto­ma­ti­ca­men­te diven­ta­no giu­sti­fi­ca­bi­li le “solu­zio­ni” pro­po­ste da alcu­ne par­ti politiche.

E inve­ce for­se è que­sta la vera emer­gen­za che in que­sto momen­to il nostro Pae­se sta affron­tan­do: un sem­pre più pre­oc­cu­pan­te scar­to tra real­tà e per­ce­zio­ne.

Di fron­te a que­sta situa­zio­ne non pos­sia­mo rima­ne­re in silen­zio. Soprat­tut­to quan­do atti di gover­no inef­fi­ca­ci (e spes­so anche disu­ma­ni, come abbia­mo visto in un’estate in cui il dibat­ti­to pub­bli­co è sta­to deli­ran­te) tro­va­no giu­sti­fi­ca­zio­ne solo nel cli­ma in cui nascono.

Se l’op­po­si­zio­ne oggi è e deve esse­re più che una sem­pli­ce que­stio­ne di schie­ra­men­to o di azio­ne poli­ti­ca tra­di­zio­nal­men­te inte­sa, se il pun­to non è solo poli­ti­co ma anche cul­tu­ra­le, allo­ra anche i modi di fare oppo­si­zio­ne sono mol­ti e diversi.

Dob­bia­mo ritro­va­re le paro­le, quel­le che a vol­te man­ca­no quan­do sia­mo immer­si in discus­sio­ni dopa­te, in cui bran­del­li di infor­ma­zio­ni sen­za fon­da­men­to, decon­te­stua­liz­za­te, mani­po­la­te ven­go­no bran­di­ti come cla­ve con­tro quel­lo in cui cre­dia­mo. Sui social, ma anche nel­la vita rea­le, dif­fon­den­do­si — appun­to — come virus. #Anti­vi­rus vuo­le ser­vi­re a que­sto: a ritro­va­re le paro­le, quel­le giu­ste, per fare oppo­si­zio­ne. Per ribat­te­re in modo infor­ma­to e con­vin­cen­te, cam­bia­re il dibat­ti­to, e quin­di cam­bia­re la real­tà in cui viviamo.

Fare con­tro­in­for­ma­zio­ne, insom­ma, una paro­la e una moda­li­tà di azio­ne che pur­trop­po abbia­mo lascia­to – negli ulti­mi tem­pi – sem­pre più ai semi­na­to­ri d’odio, e che dob­bia­mo tor­na­re a pra­ti­ca­re.

E poi, infi­ne, fare for­ma­zio­ne: teo­ri­ca, sul­le moda­li­tà con cui inter­ve­ni­re nel dibat­ti­to, ma anche pra­ti­ca, illu­stran­do espe­rien­ze da cui pren­de­re esem­pio (come que­sta di qual­che gior­no fa, in Germania).
Sem­pre con un occhio di riguar­do alla pre­ci­sio­ne e alla cor­ret­tez­za, man­te­nen­do sal­da la nostra one­stà intellettuale.

 

Una bufa­la, quin­di, la ter­za iden­ti­ca sco­va­ta da Anti­vi­rus in pochi mesi. Bufa­le che seguo­no tut­te lo stes­so sche­ma e che — come al soli­to — spo­sta­no il dibat­ti­to sul­la vio­len­za sul­le don­ne dal­la auspi­ca­bi­le revi­sio­ne di leg­gi che rischia­no di non tute­la­re abba­stan­za le vit­ti­me a un discor­so xeno­fo­bo che pun­ta esclu­si­va­men­te a risve­glia­re nei let­to­ri un peri­co­lo­so mix di indi­gna­zio­ne e di razzismo.
Con­ti­nua­no a dif­fon­der­si, con moda­li­tà tut­te da veri­fi­ca­re, mes­sag­gi di odio al ser­vi­zio del­la poli­ti­ca ita­lia­na. E di poli­ti­ci che non solo rap­pre­sen­ta­no una par­te, ma le istituzioni.
Que­st’an­no Mat­teo Sal­vi­ni, pri­ma e dopo esse­re entra­to al Vimi­na­le da Mini­stro-Vice­pre­mier, si è lun­ga­men­te pro­di­ga­to in una per­so­na­lis­si­ma cam­pa­gna elet­to­ra­le per­ma­nen­te fat­ta d’o­dio, bufa­le, distor­sio­ne del­la real­tà e sto­ry­tel­ling nazionalpopolare.
Ieri, alle 12.22, è sta­to pub­bli­ca­to sul sito dell’associazione Pro­vi­ta un trion­fan­te comu­ni­ca­to, fir­ma­to anche dal pre­si­den­te dell’associazione di Gene­ra­zio­ne Fami­glia Jaco­po Coghe, che annun­cia­va la “vit­to­ria” dell’associazione con­tro l’introduzione del gen­der nel­le scuole.
L’impegno dell’amministrazione di Ria­ce per pre­ser­va­re il pro­get­to di acco­glien­za nel pae­se del­la Locri­de, quin­di, con­ti­nua. Nono­stan­te le misu­re pre­se dal gover­no, su cui Ger­va­si chie­de solo che si fac­cia chia­rez­za, e le soli­te, incre­di­bi­li bufa­le di “La Verità”.
Nien­te di fon­da­to nel­la dichia­ra­zio­ne dell’esponente leghi­sta ripor­ta­ta ieri da La Veri­tà, che avreb­be potu­to impie­ga­re lo stes­so tem­po che abbia­mo impie­ga­to noi (non più di un quar­to d’ora) per veri­fi­ca­re la noti­zia fal­sa che han­no rilanciato.