#Antivirus

Perché vengono prodotte le fake news, le bufale, le informazioni distorte che spesso diventano virali? Perché viene, sistematicamente, fatta disinformazione da alcuni attori del dibattito pubblico? Per fabbricare i “problemi”, per creare un clima di emergenza, in cui automaticamente diventano giustificabili le “soluzioni” proposte da alcune parti politiche.

E invece forse è questa la vera emergenza che in questo momento il nostro Paese sta affrontando: un sempre più preoccupante scarto tra realtà e percezione.

Di fronte a questa situazione non possiamo rimanere in silenzio. Soprattutto quando atti di governo inefficaci (e spesso anche disumani, come abbiamo visto in un’estate in cui il dibattito pubblico è stato delirante) trovano giustificazione solo nel clima in cui nascono.

Se l’opposizione oggi è e deve essere più che una semplice questione di schieramento o di azione politica tradizionalmente intesa, se il punto non è solo politico ma anche culturale, allora anche i modi di fare opposizione sono molti e diversi.

Dobbiamo ritrovare le parole, quelle che a volte mancano quando siamo immersi in discussioni dopate, in cui brandelli di informazioni senza fondamento, decontestualizzate, manipolate vengono branditi come clave contro quello in cui crediamo. Sui social, ma anche nella vita reale, diffondendosi – appunto – come virus.

#Antivirus vuole servire a questo: a ritrovare le parole, quelle giuste, per fare opposizione. Per ribattere in modo informato e convincente, cambiare il dibattito, e quindi cambiare la realtà in cui viviamo.

Fare controinformazione, insomma, una parola e una modalità di azione che purtroppo abbiamo lasciato – negli ultimi tempi – sempre più ai seminatori d’odio, e che dobbiamo tornare a praticare.

E poi, infine, fare formazione: teorica, sulle modalità con cui intervenire nel dibattito, ma anche pratica, illustrando esperienze da cui prendere esempio (come questa di qualche giorno fa, in Germania).

Sempre con un occhio di riguardo alla precisione e alla correttezza, mantenendo salda la nostra onestà intellettuale.

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