Una campagna contro i ricchi. Proprio così: non solo a favore della tassazione progressiva, o contro i paradisi fiscali, o ancora per la redistribuzione, no, proprio “contro” i ricchi, i ricchissimi, quelli del famoso 1 per cento più ricco del pianeta, che da solo possiede più ricchezza del 99 per cento di tutti gli altri messi insieme.
Perché quando è troppo è troppo, in tutti i sensi: non si può consentire l’accumulo infinito di miliardi mentre si distrugge lo stato sociale, mentre i servizi pubblici arrancano e non ci sono soldi da investire perché nessuno va a prenderli dove ci sarebbero.
Intanto, loro pagano meno tasse dei loro dipendenti, guadagnando infinite volte di più, e si comprano tutto, pure ciò che non dovrebbe essere in vendita, pure la democrazia.
Mentre impoveriscono il pianeta, progettano viaggi interplanetari e costruiscono lussuosi rifugi per salvarsi dall’apocalisse che loro stessi stanno scatenando. E siccome i ragionamenti e le parole gentili sembrano non avere effetto, è ora di dire basta.
P.s. La campagna è aperta a chiunque, persone o comunità, che abbiano voglia di contribuire con segnalazioni, collaborazioni e suggerimenti, scrivendo a: [email protected]
la campagna
Nel report “Carbon Inequality Kills”, Oxfam ha identificato 23 miliardari possessori di jet privati. In media, ciascuno ha compiuto 184 voli all’anno, per un totale di 425 ore in volo, equivalenti a dieci giri del mondo. Le loro emissioni annuali da jet ammontano a 2.074 tonnellate di CO₂ per persona — l’equivalente di 2.000 anni di emissioni di una persona del 50% più povero del mondo.
Anche i superyacht rappresentano un enorme problema ambientale. Sebbene rimangano ormeggiati la maggior parte del tempo, circa il 22% delle loro emissioni proviene dalla permanenza in porto, tra aria condizionata, piscine, personale di bordo e addirittura elicotteri di supporto. In media, ogni superyacht analizzato emette 5.672 tonnellate di CO₂ l’anno — quasi il triplo delle emissioni di un jet privato. Per fare un confronto, questo valore corrisponde a 5.600 anni di emissioni di una persona povera.
Un caso emblematico è quello della famiglia Walton (eredi di Walmart), che possiede tre superyacht per un valore superiore ai 500 milioni di dollari: insieme hanno percorso 56.000 miglia nautiche in un anno, con una carbon footprint di 18.000 tonnellate di CO₂, pari alle emissioni di oltre 1.700 dipendenti di Walmart nello stesso periodo.


Nel 2022 crolla il mercato delle criptovalute. Silbert e il suo team sono accusati non solo di aver ignorato gli avvertimenti sul tracollo, ma di aver prelevato milioni dalla piattaforma Genesis poco prima del fallimento, scaricando le perdite sugli investitori.
È il classico meccanismo con cui i grandi capitali si proteggono a spese della collettività: l’uso aggressivo e irresponsabile del debito e la gestione opaca che favorisce interessi personali e l’assenza di trasparenza.
Questa gestione irresponsabile ha creato un buco di oltre 1,1 miliardi di dollari nel bilancio di Genesis, accelerando la crisi di fiducia nell’intero settore. I creditori hanno chiesto di recuperare 2,3 miliardi di dollari in criptovalute, nella speranza che il loro valore possa risalire.
Anche i superyacht rappresentano un enorme problema ambientale. Sebbene rimangano ormeggiati la maggior parte del tempo, circa il 22% delle loro emissioni proviene dalla permanenza in porto, tra aria condizionata, piscine, personale di bordo e addirittura elicotteri di supporto. In media, ogni superyacht analizzato emette 5.672 tonnellate di CO₂ l’anno — quasi il triplo delle emissioni di un jet privato. Per fare un confronto, questo valore corrisponde a 5.600 anni di emissioni di una persona povera.


Un elicottero brucia grandi quantità di carburante fossile. Una singola ora di volo può generare 150–250 kg di CO₂, oltre a ossidi di azoto e particolato. In barba a chi sta là sotto e solo per spostare poche persone alla volta, che addirittura possono atterrare direttamente in pista.
Questo privilegio è simbolo di disuguaglianza e irresponsabilità ambientale.




Falsificazione di fatture, occultamento di beni, uso improprio di fondi pubblici, associazione a delinquere. Bel modo di avere successo.


Si selezionano tra di loro e il requisito principale sembra essere la scaltrezza.
Negli Stati Uniti, la prassi di nominare ambasciatori provenienti dal mondo degli affari o da donatori politici amici è consolidata, sebbene controversa.
Questi signori ottengono incarichi prestigiosi in paesi economicamente rilevanti, come Regno Unito, Francia, Giappone e Italia, grazie a generosi contributi dati durante le campagne elettorali.
È il caso di Gordon Sondland, nominato ambasciatore dell’UE durante la prima amministrazione Trump. Aveva donato qualche spiccio, un milione di dollari, al comitato presidenziale. È diventato ambasciatore senza alcuna esperienza diplomatica (fonte: WP.com).
Con Trump al potere, la percentuale di ambasciatori nominati per ragioni politiche è aumentata al 44%, il livello più alto.


LE NOSTRE PROPOSTE
Patrimoniale, la parola con la P.
La parola con la P che nessuno riesce a pronunciare: PATRIMONIALE.
Perché ne parliamo?
Perché le disuguaglianze di ricchezza negli ultimi anni sono enormemente cresciute. L’indice di Gini, una misura sintetica del grado di disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, sale costantemente da anni.
A chi è rivolta la nostra patrimoniale?
Ai ricchi.
Ai super ricchi.
Non stiamo parlando di chi ha una casa di proprietà e nemmeno di chi ha l’appartamento al mare. Parliamo dei milionari.
Cosa proponiamo? Per il primo anno un’aliquota dell’1% per una base imponibile superiore a 1 milione di euro di patrimonio. Poi per gli anni successivi
-0,8% tra 1 milione e 2,5 milioni di euro
-1% tra 2,5 e 10 milioni
-1,5% per valori successivi a 10 milioni di euro di patrimonio.
Cosa fare con il gettito? Investimenti nella scuola, nell’università, nella ricerca, nella riduzione delle emissioni di CO2.
Anche i ricchi dovrebbero volerla, la patrimoniale. Per far funzionare meglio l’economia, perché una società più giusta è una società meno violenta, più sicura, più felice.