STOP AL DDL “ANTISEMITISMO”: DIFENDIAMO LA LIBERTÀ DI CRITICA E I DIRITTI COSTITUZIONALI
Il Senato della Repubblica ha approvato il DDL n. 1004, a prima firma del senatore Massimiliano Romeo, recante “Misure per il contrasto dell’antisemitismo”. L’iter parlamentare non è ancora concluso: la legge deve passare alla Camera. Chiediamo che i parlamentari fermino questo provvedimento prima che diventi legge definitiva.
Contrastare l’antisemitismo è un dovere democratico. Ma questo DDL non lo fa davvero.
Lo diciamo con chiarezza, e lo diciamo anche avendo ricercato e ascoltato le voci di organizzazioni ebraiche antirazziste, che hanno denunciato come simili definizioni non tutelino le persone ebree, non combattano l’antisemitismo reale e rappresentino invece uno strumento repressivo e un grave attacco alla libertà di opinione e di dissenso.
Il problema centrale: la definizione IHRA
Il cuore del DDL è l’adozione per legge della definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), comprensiva dei suoi “indicatori”. Questa definizione non è giuridicamente vincolante a livello internazionale, ed è stata criticata da giuristi, relatori speciali ONU e organizzazioni per i diritti umani, perché tende a sovrapporre l’antisemitismo, odio razziale intollerabile, con la critica legittima alle politiche dello Stato di Israele. Esistono definizioni più rigorose e più rispettose della libertà di espressione, come la Jerusalem Declaration on Antisemitism, che il legislatore ha scelto di ignorare.
Questa scelta non è neutra.
La Corte Internazionale di Giustizia sta esaminando la condotta di Israele per violazioni gravissime del diritto internazionale umanitario. In questo contesto, adottare una definizione che può qualificare come antisemita la denuncia di quei fatti significa non proteggere le persone ebree, ma criminalizzare chi si batte contro un genocidio e chi esprime solidarietà con il popolo palestinese.
Non siamo i primi a dirlo: in Germania e negli Stati Uniti strumenti analoghi sono già stati utilizzati per limitare il dibattito pubblico, reprimere mobilitazioni politiche e silenziare voci critiche nelle università e nella società civile. Importare quelle pratiche in Italia rappresenta un passo preoccupante e pericoloso.
Il rischio più grande è che tale atteggiamento possa estendersi alla possibilità di negare l’autorizzazione a manifestazioni e riunioni pubbliche qualora ritengano presenti “simboli, slogan, messaggi” qualificabili come antisemiti secondo la definizione IHRA, come inizialmente previsto dal testo. In un contesto in cui quella definizione è controversa e può includere forme di solidarietà con il popolo palestinese, questo DDL potrebbe diventare un potente strumento discrezionale per bloccare proteste e cortei. È una minaccia diretta all’articolo 17 della Costituzione.
Scuola, formazione e rischio di orientamento ideologico
Il DDL prevede, inoltre, linee guida per i docenti e piani di formazione per insegnanti ed educatori, tutti fondati sulla definizione IHRA. Affidare la formazione nelle scuole pubbliche a una definizione politicamente contestata rischia di trasformare spazi educativi in luoghi di orientamento ideologico, in contrasto con la libertà di insegnamento garantita dall’articolo 33 della Costituzione.
Gli strumenti contro l’odio esistono già
L’antisemitismo è già perseguibile nel nostro ordinamento attraverso la Legge Mancino e le norme penali contro l’odio razziale, etnico e religioso. Il problema non è l’assenza di strumenti, ma la loro applicazione disomogenea e la mancanza di una legge organica che tuteli tutte le vittime dell’odio, per origine etnica, religione, genere, orientamento sessuale, identità di genere, disabilità, senza gerarchie e senza silenziare il dissenso politico.
Cosa chiediamo
Chiediamo ai parlamentari della Repubblica di:
- fermare o modificare radicalmente il DDL n. 1004 nel corso dell’esame alla Camera;
- rinunciare all’adozione vincolante della definizione IHRA, sostituendola con una definizione giuridicamente solida che distingua nettamente l’odio razziale dalla critica politica;
- aprire un confronto reale e non ideologico con giuristi, comunità ebraiche plurali, accademici e società civile;
- lavorare a una legge universale contro i crimini d’odio, nel rispetto della Costituzione e senza strumentalizzazioni politiche.
Siamo ancora in tempo per fermare questa legge. Ogni firma è un segnale che arriva ai parlamentari: la libertà di espressione, il diritto di manifestare, la solidarietà con chi subisce violenze e soprusi non sono negoziabili. La sicurezza delle persone ebree, come quella di ogni minoranza, si costruisce rafforzando la lotta contro ogni forma di razzismo e discriminazione, non criminalizzando il dissenso politico.
Firma anche tu.
Una petizione promossa da Possibile, a prima firma di Francesca Druetti e Gianmarco Capogna e Marco Vassalotti