Per un voto libero e informato sui contenuti reali della riforma

Il Tribunale di Milano non investirà neppure la Corte costituzionale della questione relativa al quesito referendario. Il professor Onida sosteneva, nel suo ricorso, che quel quesito coarta il voto dei cittadini costringendoli a dire un unico Sì o un unico No a una domanda che ne contiene in realtà molte e che per questo il voto non sarà comunque del tutto libero.

Se questo è vero è anche vero che l’articolo 138 della Costituzione e la legge di attuazione (n. 352 del 1970) prevedono che oggetto del referendum sia la legge approvata dalle Camere. E così sarà il 4 dicembre. C’era forse un modo per evitarlo: approvare – come era stato previsto dal Governo Letta – diverse leggi per le diverse parti della Costituzione che si volevano cambiare. Ma il Governo Renzi ha preferito buttare tutto dentro un unico calderone. Così potrà dire che si vota per eliminare il Cnel e pazienza se con lo stesso voto si elimina anche la possibilità per i cittadini di eleggere i senatori, passando la propria scheda ai consiglieri regionali.

Pur comprendendo le ragioni di chi, in questo caotico modo di modificare la Costituzione, cerca di mettere almeno un po’ d’ordine, da tempo riteniamo che questo non sia ormai possibile, che gli errori compiuti nel modo in cui la riforma è stata portata avanti siano ormai insanabili. E per questo abbiamo preferito sempre rimanere nel merito della riforma e non partecipare a questo ricorso (così come a quello promosso da M5S e Sinistra Italiana).

I sostenitori della riforma, infatti, avendo da tempo difficoltà a sostenerla cercano di portarci a discutere d’altro: della legge elettorale, della data della consultazione, delle beghe giudiziarie a cui la riforma dà luogo già prima di entrare in vigore. Ecco, si tratta di strumenti di distrazione per evitare di parlare dei contenuti di una riforma che supera in parte il bicameralismo perfetto, creandone uno molto imperfetto, che non produce risparmi, che aumenta i conflitti tra lo Stato e le Regioni e che – soprattutto – diminuisce la rappresentanza e la partecipazione dei cittadini.

Di questo abbiamo voluto e vogliamo parlare da qui al 4 dicembre, quando i cittadini esprimeranno il loro voto, che pur costretto da un quesito plurimo, sarà certamente tanto più libero quanto più sarà informato sui reali contenuti della riforma. 

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