Pronto soccorso: dai colori ai numeri ma i problemi restano

I problemi del sovraffollamento dei Pronto Soccorso italiani e dei lunghi tempi di attesa per i pazienti paiono risolti dall’ultimo accordo Stato-Regioni e dalla Ministra Grillo da un cambio di colore: se prima i codici delle urgenze assegnate al triage intraospedaliero erano Rosso, Giallo, Verde e Bianco adesso si avranno 5 codici numerici con altrettanti tempi di attesa massimi per ognuno.
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I problemi del sovraffollamento dei Pronto Soccorso italiani e dei lunghi tempi di attesa per i pazienti paiono risolti dall’ultimo accordo Stato-Regioni e dalla Ministra Grillo da un cambio di colore: se prima i codici delle urgenze assegnate al triage intraospedaliero erano Rosso, Giallo, Verde e Bianco adesso si avranno 5 codici numerici con altrettanti tempi di attesa massimi per ognuno.

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Da Il Sole 24 Ore

Basta dire che un paziente dovrà essere visto entro 120 minuti perchè questo accada? No di certo, se il personale è sempre lo stesso (in cronica carenza) e gli accessi sono spesso inappropriati anche per mancanza di strutture sul territorio. La bacchetta magica non esiste, esistono questi provvedimenti di facciata che nulla vanno a cambiare realmente, tantomeno una situazione che si è generata nel corso di decenni di scarsa lungimiranza e programmazione.

In tutta Italia è caccia al medico di pronto soccorso: i concorsi spesso vanno deserti o le graduatorie immediatamente esaurite e molte Regioni stanno ricorrendo a vari “escamotage” per rimpinguare gli organici. C’è chi ricorre ai medici militari, chi assume neolaureati, chi si affida a società private (Medical Line Consulting) come a Torino e in altre città piemontesi per trovare medici che coprano turni nei PS pagati a gettone. E mentre il privato avanza, vedi l’inaugurazione a Genova del più di grande centro diagnostico della Liguria, il SSN è abbandonato sempre più a se stesso.

Che ci sarebbe stata carenza di medici già si sapeva: dallo studio 2019 dell’Anaao si evince come tra il 2018 e il 2015 andranno in pensione circa la metà degli attuali medici specialisti (circa 52.500 specialisti considerando i pensionamenti della legge  Fornero e “quota 100”) e a questo non ha fatto fronte una programmazione tale da prevederne il rimpiazzo.

Se in molti si scagliano contro il numero chiuso a Medicina lo fanno senza sapere che il vero “imbuto” non è l’ammissione al Corso di Laurea, bensì il Concorso per le Scuole di Specializzazione con circa 8.000 posti disponibili all’anno (8.500 circa contando le borse di studio finanziate da Regioni e Enti). Non è mai stata effettuata un’attenta pianificazione dei posti realmente necessari, in base a pensionamenti e richieste delle diverse realtà regionali, per cui ci si è trovati anno dopo anno in affanno e adesso quasi a fine corsa con medici specialisti che non si trovano più perché forse non ci sono proprio a sufficienza.

Questa situazione è quanto mai evidente per Scuole di Specializzazione come la Medicina d’Urgenza, con pochissimi specialisti formati negli ultimi anni e invece un numero sempre maggiore di richieste. A fronte di medici specialisti che mancano adesso si ricorre a neolaureati o a specializzandi stessi, come previsto dal Decreto Calabria, che possono così essere “tappabuchi” ufficializzati o poco più. 

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