L’allievo ha superato il maestro?

È notizia di queste ore l’iniziativa dei Radicali Italiani, che hanno presentato un ricorso al TAR Lazio, legato al referendum del 17 aprile sulle trivellazioni entro le 12 miglia marine dalla costa, denunciando la “strategia astensionista” del Governo e il conseguente difetto di informazione dei cittadini, e chiedendo il rinvio della consultazione con accorpamento alle vicine elezioni amministrative.

Il ricorso sarà discusso il 13 aprile e vedremo cosa succederà.

Contestualmente i Radicali hanno depositato un esposto avanti la Procura della Repubblica sostenendo che il comportamento del Presidente del Consiglio violerebbe quanto previsto dall’art. 98 del Testo Unico sulle leggi elettorali che punisce…

Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque  investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, il quale abusando delle  proprie attribuzioni  nell’esercizio di esse, si adopera  – a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di  candidati – od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di  determinate liste o di determinati candidati – o ad indurli all’astensione (la norma è espressamente applicabile ai referendum ai sensi dell’art. 57 L 352/1970).

Ora, evidentemente, perseguire l’eventuale commissione di reati non interessa a nessuno e non ci sono precedenti in questo senso.

Per molti infatti l’applicazione di questa norma potrebbe essere una forzatura, dipendendo dall’interpretazione che si dà alla locuzione “si adopera”.

Per altri basterebbe dire che il premier ha parlato come segretario di partito o come semplice cittadino, come se ci si potesse spogliare dei propri ruoli “à la carte”, secondo convenienza, come moderni Fregoli di partito e di governo.

Però altrettanto chiaro è il sotteso intento politico dei Radicali, cioè evidenziare la dichiarata e mediaticamente diffusa esortazione all’astensione non in quanto tale, ma in quanto proveniente da chi dovrebbe, per il ruolo che ricopre, essere ed apparire neutrale.

Non era Presidente del Consiglio Craxi nel 1991 quando rivolse agli elettori il famoso invito ad andare al mare.

Un appello simile venne inoltrato da Berlusconi, premier, nel 2003 sul referendum legato all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, ma non fece molto scalpore visto che la sua era la stessa posizione dei DS e della Margherita, una sorta di Patto del Nazareno ante litteram.

Invece, lo stesso Berlusconi nel 2011, in occasione dei referendum sull’acqua pubblica, forse reso più saggio dall’esperienza, non andò oltre un «Penso che non mi recherò a votare. È diritto dei cittadini decidere se votare o meno per il referendum», affermazioni criticabili nel merito ma istituzionalmente legittime.

Si può forse dire, polemicamente, anche alla luce delle reiterate e compulsive esternazioni imitative, dalla sempre più evidente allergia alla Magistratura al Ponte di Messina, per citarne due a caso, che nel breve termine l’allievo ha superato il maestro?

Meglio sorvolare ed andare oltre, perchè il dato rilevante, quello che purtroppo si ripresenta anche questa volta, è legato alla scarsissima diffusione nel Paese (basta leggere le reazioni) di una educazione civica ed istituzionale tesa al rispetto delle norme in quanto tali, quella così cara, invece, ai Paesi anglosassoni, dove non ci vuole un esposto per far sì che i pubblici poteri rispettino i limiti, giuridici ma anche etici, che il loro ruolo presuppone, e che la cittadinanza si ponga il problema.

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