La scuo­la, nel nostro idea­le, lavo­ra inces­san­te­men­te per gene­ra­re inclu­sio­ne, edu­ca­zio­ne alle dif­fe­ren­ze, per dare ugua­li pos­si­bi­li­tà a ciascuno.

 

Dob­bia­mo rimet­te­re la scuo­la nel­le con­di­zio­ni di cor­ri­spon­de­re al pro­prio ruo­lo in una socie­tà com­ples­sa e for­te­men­te incri­na­ta come la nostra.

 

«Se si per­de loro (gli ulti­mi) la scuo­la non è più scuo­la. È un ospe­da­le che cura i sani e respin­ge i mala­ti», scri­ve­va don Loren­zo Mila­ni. Ancor pri­ma del­la cri­si sani­ta­ria, pri­ma del diva­rio digi­ta­le del­la DAD, l’abbandono sco­la­sti­co pre­co­ce inte­res­sa­va il 17,6% dei gio­va­ni in Ita­lia, cir­ca 750mila ragaz­zi e ragaz­ze, con­tro una media euro­pea del 12,8%, rag­giun­gen­do per­cen­tua­li mol­to ele­va­te negli isti­tu­ti pro­fes­sio­na­li, nel­le aree metro­po­li­ta­ne meri­dio­na­li, lad­do­ve il tas­so di anal­fa­be­ti­smo è ben al di sopra del­la media nazio­na­le: l’obiettivo euro­peo di far scen­de­re la per­cen­tua­le di abban­do­no al 10% entro il 2020 appa­re per l’Italia piut­to­sto lontano.

 

Pos­sia­mo sta­bi­li­re una stra­te­gia per respin­ge­re que­sta disgre­ga­zio­ne. Rico­min­cia­mo da un model­lo col­la­bo­ra­ti­vo tra docen­ti, stu­den­ti e fami­glie, sen­za quell’ordinamento orga­niz­za­ti­vo di tipo ver­ti­ca­le che appa­re stan­tio. Ripor­tia­mo la scuo­la al ruo­lo di edu­ca­zio­ne alla comu­ni­tà di cit­ta­di­ni e cit­ta­di­ne, abban­do­nan­do defi­ni­ti­va­men­te quel­lo di scuo­­la-azie­n­­da volu­ta dal­le rifor­me di que­sti anni.

 

Leg­gi il docu­men­to “La scuo­la sal­va il mon­do. Pro­po­sta per una scuo­la possibile”.

Duran­te il Con­si­glio dei Mini­stri del­lo scor­so 21 dicem­bre, sen­za che fos­se mai sta­to aper­to il  neces­sa­rio dibat­ti­to né col mon­do del­la scuo­la né con l’opinione pub­bli­ca, si è deci­so di pro­se­gui­re il per­cor­so ver­so l’autonomia dif­fe­ren­zia­ta ini­zia­to un anno fa sot­to il gover­no Gen­ti­lo­ni: entro il 15 feb­bra­io il gover­no chiu­de­rà le inte­se con il Vene­to, la Lom­bar­dia e l’Emilia Roma­gna, che si stan­no svol­gen­do nel più asso­lu­to riserbo.
Da ani­ma­to­re digi­ta­le e docen­te in pri­ma linea da anni per l’uso del­la tec­no­lo­gia in clas­se, ho let­to con mol­ta per­ples­si­tà e non poca pre­oc­cu­pa­zio­ne ieri su “Il Mes­sag­ge­ro” un arti­co­lo secon­do il qua­le in Com­mis­sio­ne Cul­tu­ra alla Came­ra è sta­ta avan­za­ta la pro­po­sta di ban­di­re l’uso del cel­lu­la­re a scuo­la, addi­rit­tu­ra ven­ti­lan­do l’ipotesi di far depo­si­ta­re i cel­lu­la­ri pres­so la segre­te­ria. Mi sono chie­sta se in Com­mis­sio­ne ci sia­no per­so­ne esper­te dell’organizzazione quo­ti­dia­na di una scuo­la, per­ché già sen­to gli ulu­la­ti pro­ve­ni­re dal­le segre­te­rie didat­ti­che di tut­to lo Stivale.
“Segui­re i sol­di” è sem­pre la via mae­stra, nel­la lot­ta alla mafia come in poli­ti­ca o nel­la vita quo­ti­dia­na, per capi­re qua­li sono i veri sco­pi del­le per­so­ne. Per que­sto gover­no, i sol­di si spo­sta­no non ver­so la scuo­la, ma lon­ta­no da essa: nei pros­si­mi 3 anni ci saran­no 4 miliar­di di euro in meno per l’istruzione e – cosa più gra­ve – 1,3 miliar­di di essi ver­ran­no tol­ti ai fon­di per il soste­gno ed il sup­por­to agli alun­ni con Biso­gni Edu­ca­ti­vi Speciali.
Un pae­se non può pro­gre­di­re sen­za ele­va­re le sue com­pe­ten­ze: scuo­la, uni­ver­si­tà e ricer­ca devo­no esse­re al pri­mo posto. Ma for­se l’obiettivo di que­sto gover­no è pro­prio abbas­sa­re que­sto livel­lo, dato che non ha inve­sti­to nean­che su svi­lup­po e inno­va­zio­ne. Non ci resta che assi­ste­re alle fughe ver­so pae­si più acco­glien­ti men­tre noi pun­tia­mo deci­si ver­so una decre­sci­ta infelice.
“Una gene­ra­zio­ne disin­te­res­sa­ta, apa­ti­ca, tut­ta con­cen­tra­ta sugli smart­pho­ne e inca­pa­ce di scen­de­re in piaz­za per difen­de­re i pro­pri dirit­ti.” Sono que­ste le fra­si che gior­no dopo gior­no sen­tia­mo per descri­ve­re la nostra generazione.
Pos­si­bi­le, da sem­pre, riven­di­ca una posi­zio­ne chia­ris­si­ma sull’argomento: la scuo­la deve esse­re lai­ca e aprir­si mag­gior­men­te al plu­ra­li­smo reli­gio­so; per que­sto auspi­chia­mo una revi­sio­ne del Con­cor­da­to Sta­to — Chie­sa e che l’ora di Inse­gna­men­to del­la Reli­gio­ne Cat­to­li­ca sia superata.
La “rifor­ma” del­l’E­sa­me di Sta­to ha intro­dot­to radi­ca­li tra­sfor­ma­zio­ni sia per la pri­ma che per la secon­da pro­va, attra­ver­so le maglie lascia­te aper­te dal decre­to Fedeli
I soste­ni­to­ri del nume­ro chiu­so han­no gio­co faci­le nel giu­sti­fi­ca­re la loro posi­zio­ne: il nume­ro di can­di­da­ti è qua­si set­te vol­te quel­lo dei posti dispo­ni­bi­li, e non è che le aule, i docen­ti, i labo­ra­to­ri, le strut­tu­re per i tiro­ci­ni si mol­ti­pli­chi­no per set­te con un col­po di bac­chet­ta magica
La scuo­la pub­bli­ca sta­ta­le ha radi­ci pro­fon­de di egua­glian­za e liber­tà, col­lan­te indi­spen­sa­bi­le tra ter­ri­to­ri e tra gene­ra­zio­ni; occor­re vigi­la­re affin­ché la mis­sio­ne fon­da­ti­va del­la Lega non si com­pia con la rot­tu­ra dell’unità nazio­na­le attra­ver­so la disgre­ga­zio­ne del­la sua isti­tu­zio­ne più rappresentativa.
Dubi­to che chiun­que abbia lavo­ra­to seria­men­te nel­la scuo­la o nel­la lot­ta alle tos­si­co­di­pen­den­ze pos­sa rite­ne­re la video­sor­ve­glian­za e gli straor­di­na­ri dei vigi­li urba­ni le armi più effi­ca­ci per ridur­re il con­su­mo di dro­ghe da par­te degli adolescenti.
Con la cam­pa­gna #Alla­Ba­se­La­Scuo­la Pos­si­bi­le sta rac­con­tan­do le pro­ble­ma­ti­che del siste­ma di istru­zio­ne e cer­ca di ela­bo­ra­re solu­zio­ni basa­te su stu­dio e ricer­ca. Cre­dia­mo che inve­sti­re nel­la scuo­la signi­fi­chi inve­sti­re nel futu­ro e che la que­stio­ne deb­ba inte­res­sa­re non sol­tan­to gli “addet­ti ai lavo­ri”, ma tut­to il Paese.