Come in Francia: dibattito pubblico per le scelte che riguardano il nostro territorio

Per il progetto di spostamento dell’Università Statale da Città Studi all’ex Area Expo chiediamo l'istituzione del dibattito alla francese, per una scelta realmente partecipata dalla popolazione
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Il volto del nostro Paese cambia aspetto attraverso le trasformazioni urbane, le grandi opere infrastrutturali e i progetti edili. Purtroppo, sempre più spesso, opere presentate come necessarie – se non addirittura inevitabili – a distanza di qualche anno si rivelano vuote sotto l’aspetto progettuale, lasciando cadaveri di cemento e asfalto nelle nostre città e nelle nostre campagne, che si aggiungono a spese insostenibili da saldare negli anni a venire.

In questo contesto così avvilente fa capolino, però, un articolo dal nuovo codice degli appalti che sembra darci speranza. Si tratta dell’art. 22 sulla “Trasparenza nella partecipazione di portatori di interessi e dibattito pubblico”. Esso prevede che le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori pubblichino i progetti di fattibilità, relativi alle grandi opere infrastrutturali e alle costruzioni di rilevanza sociale, aventi impatto sull’ambiente, sulle città e sull’assetto del territorio; inoltre definisce che tali progetti siano posti al centro di un dibattito pubblico, secondo criteri che saranno definiti attraverso decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Chiediamo innanzitutto che venga data attuazione in tempi rapidi all’art. 22, pensando in particolare al progetto di spostamento dell’Università Statale da Città Studi all’ex Area Expo, in relazione al quale abbiamo già presentato un’interrogazione parlamentare a giugno. Vorremmo far sì che l’articolo 22 trovasse applicazione concreta, per la prima volta in Italia, proprio in questo progetto, in virtù sia delle tempistiche ormai stringenti per la sua convalida, sia per le motivazioni e le modalità non chiare con cui questo percorso è stato intrapreso, che hanno dato vita a un processo di partecipazione spontanea di studenti, professori, lavoratori della Statale nonché di cittadini e commercianti che subiranno le ricadute di questo spostamento.

Il progetto di spostamento delle facoltà scientifiche della Statale non sarebbe, però, l’unico coinvolto. Ve ne sono altri attualmente in divenire che potrebbero essere oggetto di un giusto pubblico dibattito, come ad esempio il progetto di riapertura dei Navigli.

Non ci accontentiamo, però, di un’operazione di facciata. Riteniamo assolutamente necessario che il dibattito pubblico, previsto dall’articolo, sia definito seguendo le norme già vigenti del dibattito alla francese ovvero preveda – in particolare – l’istituzione di un’autorità indipendente con il compito di aprire il dibattito, ampio spazio per una campagna informativa pluralista, tempi ragionevoli per la discussione, uguaglianza nel trattamento dei soggetti che prendono parte alla discussione e realizzazione non solo di un dossier del progetto e di relazioni tecniche, ma anche di “quaderni degli attori” che raccolgano i contributi dei partecipanti.

Chiediamo anche che si possano definire dei criteri ampi per l’ammissibilità delle opere al dibattito pubblico, criteri che non si limitino a valutare solo ed esclusivamente i costi di un progetto, ma che prendano in considerazione anche le conseguenze sociali e/o ambientali di una determinata scelta.

Solo così si potrà evitare che l’art. 22 si riveli un mero esercizio di stile, l’ennesima “legge che poteva essere ma che non è stata”. In questo modo il dibattito pubblico potrà svolgersi con la massima trasparenza, garantendo una partecipazione davvero democratica, e la discussione dei casi specifici non si esaurirà nella scelta delle modalità di realizzazione di un’opera, ma lascerà spazio anche all’eventualità di mettere in discussione l’opportunità stessa dell’opera. È infatti essenziale dare la possibilità di modificare i progetti oggetto del dibattito, ma anche consentire l’abbandono di un progetto, laddove il dibattito pubblico ne mostri chiaramente i limiti o emerga la ferma contrarietà dei partecipanti alla discussione.

Chiediamo, pertanto, cha il dibattito pubblico possa essere applicato in tutta Italia secondo regole chiare che consentano davvero ai cittadini di esprimere la propria opinione e che questa sia tenuta in gran conto ogni volta che si progettano trasformazioni impattanti sui nostri territori e sul tessuto sociale e urbano.

In Italia il suolo con copertura artificiale è il 7%, contro una media Ue del 4,1%. In questo scenario è ancor più doveroso che i cittadini abbiano finalmente voce in capitolo su tutto ciò che rappresenta il consumo di un bene comune. Non bisogna dimenticare che le città sono di chi ci vive e, soprattutto, vivono grazie a chi le abita.

Possibile Milano

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