Leg­ge con­tro l’omolesbobitransfobia, matri­mo­nio egua­li­ta­rio, edu­ca­zio­ne alle dif­fe­ren­ze, pie­na cit­ta­di­nan­za per le per­so­ne trans*: per una socie­tà più giusta.

 

Una socie­tà più inclu­si­va ha biso­gno di un nuo­vo “pat­to socia­le di cit­ta­di­nan­za” tra isti­tu­zio­ni e cit­ta­di­ni, che garan­ti­sca tut­te le per­so­ne, non più discri­mi­na­te o di “serie b” ma con ugua­li dirit­ti, tute­le e liber­tà, e tito­la­ri del­la pie­na oppor­tu­ni­tà di con­cor­re­re, come comu­ni­tà, allo svi­lup­po del nostro Pae­se. Pur­trop­po, al momen­to non è così: si regi­stra inve­ce una cre­sci­ta dei feno­me­ni di odio, ses­si­smo e raz­zi­smo che ren­do­no urgen­te e non più rin­via­bi­le un’azione cul­tu­ra­le e legislativa.

 

Per que­sti moti­vi nasce Pos­si­bi­le LGBTI+, il pre­si­dio di Pos­si­bi­le a soste­gno del­la comu­ni­tà LGBTI+ e del­le bat­ta­glie por­ta­te avan­ti dal movi­men­to. Uno spa­zio aper­to, inter­se­zio­na­le, tran­sfem­mi­ni­sta, queer per una discus­sio­ne ed ela­bo­ra­zio­ne con­di­vi­sa e col­let­ti­va da costrui­re tut­te e tut­ti insieme.

 

Sia­mo diver­si, sia­mo neri, sia­mo gay, lesbi­che, trans, inter­sex, bisex, queer. Sia­mo don­ne libe­re e indipendenti.

 

Sia­mo migran­ti e per­so­ne diver­sa­men­te abi­li. Sia­mo tut­te e tut­ti colo­ro che ogni gior­no affron­ta­no vio­len­ze e discri­mi­na­zio­ni. Sia­mo Resi­sten­ti e sia­mo pron­te e pron­ti a lot­ta­re per la liber­tà e l’uguaglianza.

 

Leg­gi le nostre pro­po­ste sui dirit­ti

Avrem­mo potu­to pren­der­ce­la diret­ta­men­te con Mat­teo Sal­vi­ni, e ne avrem­mo tut­te le ragio­ni. Ma pre­fe­ria­mo (come già in pas­sa­to) rispon­de­re con i dati e i nume­ri, stan­do alle “solu­zio­ni che non sono solu­zio­ni” che propone.
Il magaz­zi­no (ex Aiaz­zo­ne) che ospi­ta­va, a Sesto Fio­ren­ti­no, più di ottan­ta immi­gra­ti, ieri not­te ha pre­so fuo­co e un uomo ha per­so la vita. Il fati­scen­te sta­bi­le era sta­to occu­pa­to sin dal 2014. All’O­sman­no­ro, di case come quel­la, “in via dei mat­ti al nume­ro zero”, ce ne sono mol­te, trop­pe. Tut­ti lo san­no e tut­ti sape­va­no quan­to avve­ni­va lì dentro.
Esse­re di secon­da gene­ra­zio­ne, non smet­te­rò mai di dir­lo, per me è come un dono: rie­sco ad immer­ger­mi in due socie­tà mol­to simi­li ma com­ple­ta­men­te oppo­ste. Sono tuni­si­na e quin­di sono for­te­men­te lega­ta alle mie ori­gi­ni, alle mie tra­di­zio­ni e anche all’attualità del mio pae­se; d’altro can­to vivo in Ita­lia da dician­no­ve anni e nove mesi. Non mi sono mai spo­sta­ta, non ho mai vis­su­to più di un mese all’anno in un altro pae­se. Ogni mese, di ogni anno, mi tro­va­te sem­pre a Bar­let­ta: a casa, a scuo­la, in biblio­te­ca, al cir­co­lo Arci, a fare volon­ta­ria­to da qual­che par­te o assi­ste­re a qual­che even­to che stuz­zi­ca il mio interesse.
Incre­di­bi­le a dir­si, è il 2015. Il dato si desu­me da una tabel­la pub­bli­ca­ta da ISTAT, che met­te in evi­den­za diver­se cose per chi vuo­le ana­liz­za­re con serie­tà la questione.
L’in­di­fen­di­bi­le mini­stra del­la Dife­sa, Rober­ta Pinot­ti, ha spie­ga­to ieri qual è uno dei pun­ti fon­da­men­ta­li del­la stra­te­gia di gestio­ne dei flus­si migra­to­ri pro­po­sta dal gover­no, foca­liz­zan­do­si in par­ti­co­la­re su quan­to di sua com­pe­ten­za e sul con­tri­bu­to che può por­ta­re alla cau­sa il pro­prio dicastero.
La paro­la che la mia gene­ra­zio­ne, quel­la nata a caval­lo fra gli anni ’80 e i pri­mi ’90, si aspet­ta è “scu­sa”. Una paro­la sem­pli­ce: “scu­sa”, per­ché sia­mo e sie­te la pri­ma gene­ra­zio­ne, dopo quel­la dei vostri non­ni, che è costret­ta a emi­gra­re in mas­sa, anche se ha stu­dia­to e si è laureata.
Il fred­do mie­te le sue vit­ti­me? No, la pover­tà. La pover­tà di dirit­ti, di case, di lavo­ro, di calo­re uma­no e isti­tu­zio­na­le. Vivia­mo in un Pae­se che con­cen­tra la ric­chez­za nel­le mani di pochis­si­mi stra­ti paras­si­ta­ri del­la popo­la­zio­ne, che non agi­sce effi­ca­ce­men­te nel con­tra­sto all’evasione fisca­le, che non tas­sa i gran­di patri­mo­ni e che, soprat­tut­to, non pro­ce­de a rin­no­va­re ed aumen­ta­re le risor­se per l’occupazione e le poli­ti­che sociali.
Le vicen­de del Cara di Mineo tor­na­no di attua­li­tà. Le inda­gi­ni rac­con­ta­no di appal­ti truc­ca­ti, gestio­ne del pote­re e gestio­ne del ter­ri­to­rio attra­ver­so i par­ti­ti. Un par­ti­to in par­ti­co­la­re, il par­ti­to di Ange­li­no Alfano.
Quel tem­po era­no le pri­me set­ti­ma­ne del feb­bra­io 2016, fin­ché il maxie­men­da­men­to al dise­gno di leg­ge “Cirin­nà” sul­le unio­ni civi­li non spaz­zò via la ste­p­child adop­tion (ado­zio­ne del figlia­stro) e l’ob­bli­go di fedeltà.
La mag­gio­ran­za e il Par­la­men­to non per­da­no que­sta occa­sio­ne sto­ri­ca di appro­va­re una buo­na leg­ge con­tro l’omobitransfobia, una leg­ge che dob­bia­mo dedi­ca­re a tut­te le per­so­ne che in que­sti anni sono sta­ti vit­ti­me di odio e vio­len­ze e che han­no con­ti­nua­to una resi­sten­za quo­ti­dia­na. Dedi­chia­mo que­sta leg­ge a loro e, pro­prio per que­sto, chie­dia­mo che sia evi­ta­ta ogni for­ma di com­pro­mes­so al ribasso