Leg­ge con­tro l’omolesbobitransfobia, matri­mo­nio egua­li­ta­rio, edu­ca­zio­ne alle dif­fe­ren­ze, pie­na cit­ta­di­nan­za per le per­so­ne trans*: per una socie­tà più giusta.

 

Una socie­tà più inclu­si­va ha biso­gno di un nuo­vo “pat­to socia­le di cit­ta­di­nan­za” tra isti­tu­zio­ni e cit­ta­di­ni, che garan­ti­sca tut­te le per­so­ne, non più discri­mi­na­te o di “serie b” ma con ugua­li dirit­ti, tute­le e liber­tà, e tito­la­ri del­la pie­na oppor­tu­ni­tà di con­cor­re­re, come comu­ni­tà, allo svi­lup­po del nostro Pae­se. Pur­trop­po, al momen­to non è così: si regi­stra inve­ce una cre­sci­ta dei feno­me­ni di odio, ses­si­smo e raz­zi­smo che ren­do­no urgen­te e non più rin­via­bi­le un’azione cul­tu­ra­le e legislativa.

 

Per que­sti moti­vi nasce Pos­si­bi­le LGBTI+, il pre­si­dio di Pos­si­bi­le a soste­gno del­la comu­ni­tà LGBTI+ e del­le bat­ta­glie por­ta­te avan­ti dal movi­men­to. Uno spa­zio aper­to, inter­se­zio­na­le, tran­sfem­mi­ni­sta, queer per una discus­sio­ne ed ela­bo­ra­zio­ne con­di­vi­sa e col­let­ti­va da costrui­re tut­te e tut­ti insieme.

 

Sia­mo diver­si, sia­mo neri, sia­mo gay, lesbi­che, trans, inter­sex, bisex, queer. Sia­mo don­ne libe­re e indipendenti.

 

Sia­mo migran­ti e per­so­ne diver­sa­men­te abi­li. Sia­mo tut­te e tut­ti colo­ro che ogni gior­no affron­ta­no vio­len­ze e discri­mi­na­zio­ni. Sia­mo Resi­sten­ti e sia­mo pron­te e pron­ti a lot­ta­re per la liber­tà e l’uguaglianza.

 

Leg­gi le nostre pro­po­ste sui dirit­ti

Anco­ra una vol­ta la spin­ta per pro­teg­ge­re i dirit­ti fon­da­men­ta­li de* cit­ta­din* euro­pe* arri­va dall’Europa, men­tre a livel­lo nazio­na­le si fa spes­so fati­ca ad affer­ma­re prin­ci­pi di pura civil­tà che dovreb­be­ro pre­scin­de­re dal colo­re politico.
82,4 milio­ni. Nono­stan­te la pan­de­mia, nono­stan­te le limi­ta­zio­ni agli spo­sta­men­ti attua­te in nume­ro­si pae­si, il 2020 fa segna­re un nuo­vo record al nume­ro di per­so­ne costret­te ad abban­do­na­re le pro­prie case a cau­sa di per­se­cu­zio­ni, vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni ed even­ti che han­no pre­giu­di­ca­to gra­ve­men­te l’or­di­ne pubblico.
Il Pia­no nazio­na­le d’azione per l’uguaglianza dei dirit­ti, è basa­to sul­la con­sa­pe­vo­lez­za che sia il siste­ma cul­tu­ra­le a dover cam­bia­re, per­ché l’odio e la vio­len­za si basa­no su pre­giu­di­zi cul­tu­ra­li. Un pia­no, come tut­to il per­cor­so arco­ba­le­no del­la Fran­cia, che potreb­be tran­quil­la­men­te esse­re d’esempio anche per l’Italia.
A tut­ti, infat­ti, capi­ta di imbat­ter­si, per stra­da o nel­le cor­sie di un super­mer­ca­to, in una gio­va­ne don­na o una don­na adul­ta, che, con impe­gno, sostie­ne a brac­cet­to un anzia­no o gui­da la sua car­roz­zi­na. Ma, quan­do le osser­via­mo, ci chie­dia­mo mai: chi sono que­ste donne?
Il tran­sa­tlan­ti­co chia­ma­to Ter­ra, nel­la sua rot­ta al momen­to immu­ta­ta, per velo­ci­tà e dire­zio­ne, ver­so l’iceberg dell’emergenza cli­ma­ti­ca, ha un altro enor­me problema.
Com’è pos­si­bi­le che nel mon­do del cal­cio non esi­sta­no per­so­ne gay? Que­sto suc­ce­de per­ché fare coming out è anco­ra un tabù nel cal­cio maschi­le. Per que­sta ragio­ne la noti­zia che Ciro Immo­bi­le si sia espres­so a favo­re del DDL Zan duran­te un’intervista per Vani­ty Fair è di fon­da­men­ta­le importanza.
Se in alcu­ni pae­si le con­se­guen­ze sono già apprez­za­bi­li, in altri no, ma anco­ra per poco. Se le cau­se del­l’e­mer­gen­za cli­ma­ti­ca han­no chia­re respon­sa­bi­li­tà, le sue con­se­guen­ze non rispar­mie­ran­no nes­su­no. Cer­to, i pri­mi a esse­re col­pi­ti sono curio­sa­men­te i meno respon­sa­bi­li e colo­ro che han­no meno risor­se per tam­po­na­re ma, subi­to dopo, toc­che­rà anche a noi. E a quel pun­to non ci saran­no altri pia­ne­ti sui qua­li rifugiarsi. 
C’è anco­ra mol­ta stra­da da fare, ma la fare­mo.  Buo­na festa del­la Repub­bli­ca a tut­te e a tutti.
Il dato del Friu­li Vene­zia Giu­lia — una del­le tap­pe per chi per­cor­re i Bal­ca­ni e si diri­ge ver­so il cen­tro Euro­pa — dice che «il 75% del­le per­so­ne scom­par­se è mino­ren­ne, con­tro una media nazio­na­le del 50%»
Pen­sia­mo che un pas­sa­por­to cit­ta­di­no sia un uti­le stru­men­to pra­ti­co e che, al con­tem­po, pos­sa costi­tui­re un’occasione di tra­sfor­ma­zio­ne cul­tu­ra­le che inci­da poli­ti­ca­men­te sul neces­sa­rio pro­ces­so di cam­bia­men­to del­la legi­sla­zio­ne nazio­na­le in mate­ria di immigrazione.
Un nuo­vo pat­to che nei fat­ti non cam­bie­reb­be nul­la, se non andan­do a raf­for­za­re un per­cor­so che cono­scia­mo bene, e che ogni gior­no ci allon­ta­na sem­pre di più dal­la fine del­la tra­ge­dia uma­ni­ta­ria che da anni si con­su­ma ai nostri confini.
Può un diri­gen­te sco­la­sti­co abu­sa­re del suo pote­re a tal pun­to? E cosa acca­drà ades­so, nei vari Grup­pi di Lavo­ro, ora che c’è sta­ta la rifor­ma del PEI e que­sto pote­re di deci­de­re chi come dove e per quan­to tem­po e ore gli alun­ni disa­bi­li han­no dirit­to al soste­gno è con­se­gna­to qua­si inte­ra­men­te nel­le mani dell’azienda-scuola e dei suoi superdirigenti?
Que­sta è una bat­ta­glia di civil­tà, una que­stio­ne eco­no­mi­ca e sani­ta­ria con­cre­ta che riguar­da la pari­tà di gene­re che è pro­prio uno dei com­pi­ti fon­da­men­ta­li che lo Sta­to deve garantire.