Classe dirigente, think tank, progetto di governo

Sul Fatto quotidiano prosegue la rassegna «Cercasi classe dirigente». Raccoglie contributi di chi dice che i partiti sono ignoranti, ipertatticisti, incapaci di costruire cultura e di darsi un profilo politico. E che, come gli studenti ‘denunciati’ dai 600 professori proprio in queste ore, non sappiano scrivere e non vogliano redigere un progetto di governo intorno al quale impegnarsi. Qualcuno direbbe: «spiegato bene».

Oggi ad esempio Nadia Urbinati spiega: «I partiti ormai si occupano solo di strategie elettorali».

Su altre pagine si legge quotidianamente di appelli per la costituzione di think tank autonomi e liberi, capaci di progettare soluzioni per il Paese che la politica è incapace di esprimere e sviluppare.

Altri ancora spiegano che si deve partire da Bernie Sanders e dalle «real issues» intorno alle quali costruire un programma politico capace di interloquire con le persone.

Tutte critiche largamente condivisibili e esigenze sacrosante a cui è venuto il momento di rispondere con la pratica, non solo con la teoria.

Possibile propone un percorso culturale prima che elettorale che muove non da oggi. Muove dal lavoro progettuale coordinato dal Comitato scientifico, che Possibile è anche l’unico soggetto politico ad avere introdotto nel proprio Statuto. Alla ricerca non solo di parole d’ordine (per noi quella fondamentale è uguaglianza) ma anche dalla possibilità di declinarle in progetti credibili, sostenibili e definibili in un corpus legislativo che sia coerente e pronto all’uso.

Un lavoro che sappiamo parziale e insufficiente e che infatti rilanciamo dal 24 al 26 febbraio, a Roma, in occasione della tre giorni dedicata alla Costituente delle idee, a cui sono immediatamente invitati tutti coloro che pensano che ci sia un problema di classe dirigente, di cultura politica, di prese di posizione chiare e ferme, di pensatoi aperti e pubblici.

Un percorso che proseguirà in tutta Italia, alla ricerca dei nodi da sciogliere e dei modi per scioglierli. Se preferite, pensando a quell’immagine manzoniana, alle noci da cercare e, aggiungiamo noi, da rompere, perché dall’individuazione del problema e dalla denuncia dei guasti si passi all’individuazione delle soluzioni.

Fummo tra i pochi a seguire Sanders fin dall’inizio, quando nei sondaggi era bassissimo, e tutti giù a ridere: soltanto uno come Civati può appassionarsi alla campagna di Sanders, dove vuole arrivare, tanto vince la macchina clintoniana. Poveretti. Sappiamo come è andata a finire.

A colpirci furono proprio le questioni che Sanders individuava, il modo di porle, la ricerca di parole che entrassero nell’immaginario e nel dibattito politico.

Ciò che aggiungiamo al think del tank è che ci voglia anche il move (on), ovvero la mobilitazione, per coniugare idee e mobilitazione. E che per tenerle insieme sia necessario un soggetto politico che si occupi soprattutto di questo: di pensare e di agire, coerentemente.

Se vi appassionano tutti questi elementi, vi aspettiamo a Roma dal 24 al 26 febbraio.

Definiremo insieme un percorso che affronti le #cosedifuturo, a cominciare dalle emergenze, con lo sguardo proiettato non alla prossima settimana, ma ai prossimi anni.

Se volete partecipare a qualsiasi ‘titolo’ scrivete a [email protected]

P.S.: molte persone competenti che abbiamo contattato in questi anni ci hanno spiegato che non si fidano dei partiti, che un impegno politico non è compatibile con la loro professione e con i loro incarichi. Forse anche di questo si dovrebbe parlare: perché i partiti sono brutti e cattivi, soprattutto se quelli bravi e intelligenti non vi prendono parte, diffidandone. Pensiamoci, appunto.

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