Scuola: la continuità dell’esclusione

Nelle pieghe delle deleghe alla legge 107 il governo inserisce un provvedimento che va nella direzione opposta a quella dell'inclusione, facendo in modo che l'insegnante di sostegno precario venga confermato di anno in anno su richiesta dei genitori dello studente certificato secondo la legge 104, come se fosse semplicemente un assistente specialistico alla persona e non un docente dell'intera classe assegnato per la presenza di bisogni educativi speciali. Si tratta di uno stravolgimento del ruolo e delle funzioni dell'insegnante di sostegno.
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Nelle pieghe delle deleghe alla legge 107 il governo inserisce un provvedimento che va nella direzione opposta a quella dell’inclusione; si pensa infatti di sopperire alla mancanza di continuità facendo in modo che l’insegnante di sostegno precario (a quanto pare per Lettere o per una qualsiasi altra disciplina la continuità non è importante) venga confermato di anno in anno su richiesta dei genitori dello studente certificato secondo la legge 104, come se  fosse semplicemente un assistente specialistico alla persona e non un docente dell’intera classe assegnato per la presenza di bisogni educativi speciali. Si tratta di uno stravolgimento del ruolo e  delle funzioni dell’insegnante di sostegno.

La continuità non è quindi un valore? Certo che lo è, e lo è per ogni insegnamento (non solo per il sostegno), ma quella del governo è una risposta completamente sbagliata (per non dire folle) a un problema reale: non è certo in questo modo che si risolve, bensì andando a eliminare la precarietà, magari i facendo finalmente coincidere organico di diritto e organico di fatto e coprendo a ruolo posti che ogni  anno (ogni anno!) sono scoperti.

La medicina del governo in questo caso è ben peggiore del male. L’insegnante di sostegno è un insegnante della classe, come gli altri, e come tale deve avere gli stessi “oneri e onori”. Il valore della continuità vale per qualsiasi docente precario, sia questo di sostegno, matematica, musica o qualsiasi altra disciplina: se si valica questa soglia si entra in una spirale molto pericolosa per i processi di inclusione, passando da un insegnante della classe ad un “insegnante del bambino”, che è proprio l’esatto opposto dell’inclusione; potremmo definirla come “continuità dell’esclusione”.

Questa norma rischia inoltre a ledere la libertà di insegnamento: la scuola non può e non deve essere un supermarket in cui i genitori scelgono gli insegnanti più adatti al figlio, anche perché spesso potrebbero sbagliare finendo per  non fare in realtà la scelta migliore per il ragazzo.

Simone Traina

Docente di ruolo, abilitato su A031 e A032 e specializzato sul sostegno didattico

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