Dopo il pasticcio, si riapra una discussione seria sugli enti locali

Il rinnovo degli organismi provinciali ha iniziato ieri il suo percorso nell’ambito di una legge (Delrio) che manifesta ancora di più le sue manchevolezze e approssimazioni in merito ad una materia come quella della riforma dell’organizzazione dello Stato. Il voto dello scorso Dicembre sul referendum costituzionale ha sancito il rifiuto degli italiani della riforma partorita dal Governo Renzi e ha ribadito il principio che ogni modifica costituzionale deve rispettare l’iter stabilito dalla stessa Costituzione, senza possibilità di “scorciatoie” o comode interpretazioni a proprio favore delle normative esistenti.

L’abolizione delle Province era uno dei punti chiave della riforma, iniziata proprio con il Governo Monti che per primo propose il loro superamento con un semplice “declassamento” ad Enti di secondo livello, togliendo loro competenze e risorse a favore dei Comuni capoluogo e delle Regioni. I due Governi (Letta e Renzi) che si sono succeduti hanno continuato a cavalcare questa idea, in nome dei tagli ai costi della politica ed agli sprechi della pubblica amministrazione. Rileggendo le dichiarazioni del tempo dei vari politici di turno, sembrava che tolto questo organismo previsto dalla Costituzione tutti i problemi fossero risolti. Ogni altra proposta di modifica fu rigettata in malo modo e tutti coloro che si erano permessi di porre dei dubbi sulla liceità ed efficacia della riforma furono tacitati e additati come difensori del sistema.

Il risultato fallimentare è sotto gli occhi di tutti, perché nessuno forse si era reso conto che lo Stato nel suo complesso era ed è ancora organizzato su base provinciale, i risparmi promessi (500 milioni di euro) non esistevano, le competenze delle Province comportavano il reimpiego del personale delle stesse presso Regioni e Comuni capoluogo, alcuni servizi sono stati eliminati o ridimensionati nel silenzio generale. Al tempo stesso, questo non ha comportato una eliminazione dei tributi riscossi da questa Istituzione. E cosa dire poi delle partecipazioni finanziarie e dei beni immobili posseduti sempre dalle Province: dove sono finiti? Contemporaneamente sono state create le città metropolitane con enormi conflitti di competenze con i vari comuni capoluogo e le stesse Regioni – che pure avevano plaudito a questa pseudoriforma.

Alla luce di quanto è successo e del risultato del referendum costituzionale, forse sarebbe opportuno che qualcuno si assumesse la responsabilità politica di questa operazione, che mirava ad eliminare gli organismi elettivi e rafforzare il potere dell’Esecutivo distogliendo i cittadini dai problemi reali che attanagliano la vita odierna. Magari sarebbe il caso anche di discutere seriamente quelle che erano state le varie ipotesi di riforma degli organi di governo del territorio e riprendere la discussione sull’ipotesi di accorpamento di enti come Province, Consorzi di Bonifica, ATO, Camere di Commercio e loro competenze, con un controllo diretto da parte dei cittadini sul loro operato attraverso l’elezione dei loro rappresentanti.

Antonio Ceccantini

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