Ha suscitato un certo (giustificato) interesse l’articolo dell’altro ieri di Sergio Rizzo, dedicato ai ben 62 gruppi costituiti da una sola persona che sono presenti in quasi tutti i consigli regionali italiani.

Quello che appare meno giustificato è la lettura che in molti, specie nel campo democratico, vorrebbero dare di questa notizia, e cioè che la colpa sia (ancora una volta) tutta da imputarsi all’accozzaglia populista e bufalara che ha fatto vincere il NO al referendum costituzionale.

Ora, al di là del fatto che ci saremmo anche stufati di commentare l’esito referendario, a oltre un mese dal voto, e al di là dell’ennesima prova di grande maturità che il PD dimostra nell’affrontare questa sconfitta, l’argomento in sé (per la verità evocato anche dallo stesso Rizzo) è alquanto ridicolo.

Primo perché ci si domanda se davvero per l’unico modo per porre un freno al proliferare di questi gruppuscoli fosse una modifica della costituzione così ampia e con finalità così diverse. La formazione dei gruppi consiliari, in fondo, non è normata dalle regioni stesse? Non sarebbe sufficiente intervenire in quella sede?

E qui veniamo alla seconda domanda, già ripresa nel titolo. Ma quelle regioni chi le governa, esattamente? La risposta è che, tranne Liguria, Lombardia e Veneto, stiamo parlando di regioni governate dal PD stesso, o comunque da partiti che assieme a lui erano schierati a favore del Sì al referendum costituzionale.

E allora chi vogliamo prendere in giro? Se davvero nel PD c’è questo grande interesse a contenere i costi della politica, perché non agire banalmente sui regolamenti dei consigli regionali in cui hanno la maggioranza?

E perché non estendere questo interesse anche al Parlamento?

In quella sede la proliferazione dei micro-gruppi non sembra preoccupare il PD, che non ha certo alzato le barricate alla costituzione (ovviamente in deroga) del gruppo parlamentare MAIE-ALA (nomen omen) del quasi padre costituente Verdini.

E sempre in parlamento perché non discutere sul serio di costi della politica? Le occasioni in passato non sono mancate (si pensi al surreale dibattito sulla proposta del M5S), ma non è mai troppo tardi: una proposta seria e precisa per “per la riduzione delle indennità e dei rimborsi dei parlamentari, la rideterminazione dei trattamenti pensionistici e il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni” è già stata depositata da Civati e dagli altri parlamentari di Possibile.

Per noi se ne può discutere da domani, chi ci sta?

 

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