Inseguire Salvini nel Far West

In Commissione Giustizia alla Camera si rischia di realizzare i sogni dei novelli John Wayne, dalla Lega a Fratelli d'Italia. Ma l'iniziativa è del responsabile Giustizia del Partito Democratico, David Ermini, avvocato penalista.
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Ogni volta che la cronaca pone l’opinione pubblica di fronte a gravi reati commessi nell’ambito della proprietà privata, quale che ne sia il drammatico esito, cioè la morte di un esercente come accaduto a Budrio oppure quella dell’aggressore come a Lodi, si riaccende il dibattito sulle modifiche al codice penale relative alla legittima difesa.

E purtroppo emerge il tentativo, proveniente da più parti, di snaturare una delle norme più equilibrate contenute nel nostro ordinamento, già modificata nel 2006:

Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa. Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

a) la propria o la altrui incolumità:

b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.”

La tesi leghista e della destra in generale è nota. Ognuno in casa propria deve avere il diritto di sparare a chiunque entri senza permesso o contro la propria volontà, indipendentemente dalle circostanze. Quindi, indipendentemente dal fatto che chi entra abbia cattive intenzioni, oppure le abbia ma non sia noto quali siano, e se sia o meno armato.

Salvini andrà sul palco a Verona il 25 aprile a urlare che “la difesa è sempre legittima”, che è una sciocchezza giuridica che non vuol dire nulla, se non nel Far West, dove ci vorrebbe portare. La propaganda leghista propone l’assoluta impunità di chi spara, e rappresenta ovviamente un incentivo a risolvere autonomamente e discrezionalmente ogni violazione di legge nell’ambito della proprietà privata, e si è cristallizzata in una proposta di legge (relatore Molteni) che statuiva una presunzione di liceità del comportamento nelle circostanze determinate dalla norma stessa.

La norma attuale, come è noto, prevede che la difesa sia legittima solo quando la reazione sia proporzionata all’offesa, e ciò anche in senso putativo, cioè quando l’agente sia ragionevolmente convinto di essere costretto a difendere la propria o l’altrui incolumità, ma anche beni materiali propri in assenza di desistenza, e quando vi sia (o creda ragionevolmente vi sia) pericolo di aggressione.

In sostanza, il nostro ordinamento, contrariamente alla propaganda populista e nonostante le modifiche legislative del 2006 provenienti da destra, che incidono sulla “proporzione”, rimane fermo, grazie alla giurisprudenza della Corte di Cassazione, nel ritenere che la semplice presenza di un estraneo non giustifichi la sua uccisione e che debbano in ogni caso determinarsi altre circostanze che escludano la punibilità dell’agente (il pericolo attuale, l’offesa ingiusta e la necessità-inevitabilità della reazione difensiva a mezzo delle armi).

La ragionevole convinzione di essere legittimato a difendersi viene palesemente meno quando l’estraneo sia in fuga e venga colpito alle spalle oppure emerga con assoluta certezza che non sia armato o in grado di offendere e che chi ha sparato ne sia consapevole, come ha confermato sempre la Suprema Corte.

In questo contesto, la Commissione Giustizia della Camera ha di fatto messo in soffitta la proposta leghista votando un emendamento che andrebbe a modificare l’art. 59 del codice penale (Circostanze del reato) in modo tale che sarebbe sempre esclusa la colpa della persona legittimamente presente nel domicilio che usa un’arma legittimamente detenuta contro l’aggressore, ove sussista la simultanea presenza di due condizioni:

  • se l’errore riferito alla situazione di pericolo e ai limiti imposti sia conseguenza di un grave turbamento psichico;
  • se detto errore sia causato, volontariamente o colposamente, dalla persona contro cui è diretto il fatto.

Ora, non è necessario essere giuristi di fama, o forse neppure giuristi, per comprendere che con l’approvazione di questo emendamento si verrebbe di fatto ad avverare la propaganda leghista, in modo più efficace che con una semplice presunzione di liceità, cioè con l’eliminazione in radice del reato di eccesso colposo di legittima difesa (art. 55 codice penale).

Come potrebbe un giudice negare che la mera presenza in ambito domiciliare di un estraneo possa determinare turbamento psichico e che questo turbamento sia riconducibile almeno colposamente all’estraneo?

Solo che in questa ipotesi teorica, oltre al padre o alla madre di famiglia svegliati dal rumore notturno, ritroviamo il postino che colposamente non abbia suonato il campanello e sia entrato nel vialetto per lasciare un pacco o la vicina che in possesso delle chiavi di casa pensi che non ci sia nessuno ed entri per lasciare una torta (la mia lo fa). Persino un figlio che si dimentichi le chiavi ed entri di notte dalla finestra senza suonare.

Alcun appunto potrebbe essere rivolto a chi spara a queste persone e neppure al ladro disarmato in fuga, perché trattandosi di una sostanziale esimente, le condizioni previste dall’art. 52 non avrebbero più alcuna rilevanza in presenza di quelle dell’art. 59 modificato, né sarebbe in alcun modo applicabile l’art. 55 (eccesso colposo) con riferimento all’art. 52.

L’unica valutazione rimasta al Giudicante riguarderebbe la gravità del turbamento. Ma come si fa a valutare quantitativamente un turbamento psichico, che per definizione è soggettivo?

E’ evidente a tutti che la semplice enunciazione del turbamento (forse salvo casi eclatanti e marginalissimi che tuttavia al momento non mi vengono in mente) determinerebbe “sempre” l’esclusione della responsabilità per colpa, anche se si spara al ladro disarmato in fuga.

Altra conseguenza, il paradosso secondo il quale nella difesa domiciliare la colpa cessa di avere cittadinanza, divenendo il dolo l’unico criterio di imputazione soggettiva dell’evento. Cioè a dire, il pubblico ministero per perseguire l’agente dovrà (solo…) dimostrare che l’ha fatto apposta.

E’ una clausola che trae alimento dalle paranoie pubbliche e finisce col ridurre in maniera drastica la sicurezza collettiva. Questa norma non cambierà nulla nel caso in cui l’aggressione sia effettiva. Nulla cambierà per il malintenzionato, rispetto al quale la reazione sproporzionata è già oggi legittimata dall’ordinamento. Tutto cambierà invece per la vicina di casa, per il postino o per il figlio, cioè per chi sarà colpito per sbaglio. La moglie del postino, il marito della vicina, la sorella di chi rientra tardi: nessuno sarà più nelle condizioni di chiedere giustizia. Basterà che il PM accerti che chi ha sparato era gravemente turbato (formula giuridicamente muta) e che la vittima è stata imprudente: l’archiviazione sarà cosa fatta.

Ora, se questo emendamento provenisse dalla Lega o da Fratelli d’Italia non sarei a mia volta turbato più di tanto, perché sarebbe semplice inquadrare politicamente l’iniziativa. Invece lo sono, e molto, perché arriva dal responsabile Giustizia del Partito Democratico, David Ermini, avvocato penalista.

I tempi ahinoi sono cambiati dal 2006, quando l’allora segretario dei DS Piero Fassino, alla luce delle modifiche volute dalla destra, molto meno gravi di queste perché la formulazione era superabile dall’interpretazione giurisprudenziale, dichiarava: “Non è imitando John Wayne che gli italiani saranno più sicuri, anzi. Temo al contrario che anche i delinquenti saranno di conseguenza più pericolosi. Una cosa è certa, se vinceremo le elezioni cambieremo la legge”.

Già rincorrendo le pulsioni di vendetta del “popolo” si sono statuite pene pesantissime per reati colposi legati alla circolazione stradale, in certi casi più afflittive che per le medesime fattispecie dolose, in senso paradossalmente contrario a questo reato, dove invece si esclude l’ipotesi colposa.

Già i democratici ministri Minniti e Orlando (casualmente ex responsabile giustizia del PD) hanno dato prova di grande impegno nel ragionare su immigrazione e decoro urbano con gli schemi mentali della destra, sempre anelando al consenso giustizialista.

Ora assistiamo all’inseguimento “democratico” di uno dei più noti cavalli di battaglia (letteralmente un evergreen) del novello John Wayne (il figlio forse?), il cowboy de noantri Matteo Salvini, per dirla come Fassino quando ancora non era renziano (invece di cambiare la legge, come prometteva, è cambiato lui).

E il problema degli inseguimenti è che se si prende velocità poi si fa fatica a rallentare, si raggiunge l’inseguito e magari tocca anche superarlo (a destra).

Solo che dopo diventa difficile, per l’elettore, distinguere le proposte politiche dell’inseguito e dell’inseguitore.

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